VOLONTARIATO IN WORKING FOR WASA

Cosa significa fare volontariato in Working for Wasa

 

Students For Humanity sostiene un comportamento proattivo, coltiva idee affinché si concretizzino e crede nella cooperazione come strumento di crescita e partecipazione. Alla base del progetto vi è un rapporto di reciproca fiducia e genuina collaborazione con tutti gli abitanti del villaggio. SFH opera con l’obiettivo di garantire ai ragazzi l’inclusione, la conoscenza, attraverso il rispetto delle loro esigenze. I volontari di SFH sanno che essere nati nella parte abbiente del mondo è un privilegio e non un merito, e per questo si adoperano affinché, mettendo a servizio questo vantaggio, possano costruire una piattaforma di solidarietà in cui nessuno rimanga indietro. 


Nell’arco delle quattro settimane di permanenza in loco, ogni gruppo di volontari ha il compito di portare a termine gli obiettivi scaturiti dal precedente anno di lavoro e soprattutto di soddisfare nel migliore dei modi i bisogni e le richieste provenienti dalla stessa comunità di Wasa e necessarie per la buona riuscita del progetto. 
L’obiettivo dell’associazione è anche quello di garantire sicurezza in partenza e durante la permanenza in loco. Per tale motivo è stata istituita una task force tra i volontari stessi.

Processo di selezione

 

Il processo di selezione è curato da ex-volontari che si offrono di formare un corpo di lavoro adatto a costruire figure che possano arricchire la realtà di Wasa. Il reclutamento avviene attraverso la compilazione di un modulo online, seguito da un colloquio attitudinale che verifichi la motivazione del volontario e l'impegno che questo investirebbe nell’eventuale avventura di cooperazione. Una volta selezionati, i volontari parteciperanno a degli incontri di formazione volti a fornirgli la consapevolezza necessaria per poter agire in loco in modo efficace. L’attivazione del processo di selezione viene comunicato sulla pagina Instagram di Working for Wasa circa due mesi prima della partenza. 

ESPERIENZE DEI VOLONTARI

Matilda Minarelli

- Volunteer at Wasa in 2019

Questa è Matilda Minarelli, volontaria a Wasa nel 2019. Matilda ha sempre voluto prendere parte ad un progetto di volontariato, quindi quando ha trovato Students for Humanity, non si è lasciata scappare questa opportunità e ha preso parte al nostro progetto.

 

Ci ha raccontato che la sua esperienza a Wasa è stata impegnativa: la cultura del posto è completamente diversa e non è sempre facile accettarlo. Una delle cose più difficili per lei da accettare è stato il fatto di non poter aiutare tutti dando loro tutto ciò di cui avevano bisogno mentre era lì ad aiutarli a capire come ottenerlo.

 

Tuttavia, l'esperienza nel suo insieme è stata anche gratificante. Ci ha raccontato di aver imparato molto e di essere partita con il cuore pieno di gioia. Il giorno in cui una delle ragazze della scuola le chiese di andare a trovare sua nonna è stato un momento particolarmente toccante e lo definirebbe come il suo ricordo più felice.

 

Quello che Matilda consiglia a tutti coloro che sono interessati a partecipare al progetto è non avere aspettative e accettare ciò che il progetto ha da offrire; dire sempre "sì" a nuove avventure ed essere aperti ad accettare nuove sfide.

Giulia Fiorucci

- Volunteer at Wasa in 2019

Questa è Giulia, una studentessa di ingegneria energetica al Politecnico di Milano, partita per Wasa nell'agosto 2019!​ Grazie a SFH, Giulia è riuscita a vivere un'esperienza straordinaria. È rimasta particolarmente colpita dai legami che ha creato e da come le persone di Wasa hanno affrontato le difficoltà. "Non hanno niente, eppure sorridono sempre. Si lamentano molto meno di quelle persone che hanno molto più di ciò di cui hanno bisogno", ha detto.

Giulia ci ha raccontato com'era una giornata tipo a Wasa: sveglia presto, colazione con Mandazi, lezioni con gli studenti e pranzo con il “baba”. ​Il pomeriggio è stato dedicato ad attività ricreative come andare al bazar con i bambini nel villaggio vicino, comprare caramelle o semplicemente fare una passeggiata. “Se avevamo dei progetti da realizzare (ad esempio il barbiere e il negozio) ci lavoravamo. “Riuscire a completarli ha richiesto molto tempo, a loro piace prendere le cose con calma, un concetto molto lontano da una ragazza cresciuta a Milano e che è abituata e desiderosa di completare tutto in fretta”, ha detto. Ogni tanto i volontari si recavano a Iringa per acquistare i materiali dei laboratori o dei progetti. 

WhatsApp Image 2022-03-19 at 10.23.33 AM (1).jpeg

La sera cenavano nuovamente a casa del baba e poi passavano un po' di tempo accanto al fuoco. Il sabato preparavano una festa, quindi passavano la giornata a prepararsi (sbucciare patate, procurarsi carne, bibite, ecc.) e scegliere buona musica!

Infine, Giulia ci ha lasciato ottimi consigli: 

"Non aver paura di affrontare l'ignoto perché sarà un'esperienza che arricchirà la tua vita".

Basta essere pronti ad adattarsi a una realtà diversa, avere uno spirito avventuroso, essere disposti a incontrare nuove persone e abbracciare una nuova cultura!