Principi azzurri da salvare: quando la violenza è al femminile

Per nove anni Paul, un insegnante inglese di 47 anni, è stato schiaffeggiato, graffiato e picchiato da sua moglie Meena. Sono stati 9 lungi anni di violenza, abusi, intimidazioni in cui Paul è stato isolato dai suoi amici e della sua famiglia e privato del rispetto. Per 9 lunghi anni Paul ha taciuto, sia per la vergogna di dover raccontare a qualcuno gli abusi, sia per la volontà di tenere unità la famiglia per amore di sua figlia. Solo quando sua moglie Meena, dopo aver perso il controllo, gli ha tirato un asciugacapelli in testa causandogli una ferita piuttosto profonda, ha trovato la forza di denunciare, anche grazie alla figlia che ha raccontato tutto alle sue maestre.


Siamo soliti pensare che le sole vittime di violenza siano donne indifese e vulnerabili, in attesa di un principe azzurro su un cavallo bianco che arrivi a salvarci. Ogni giorno la televisione ed i giornali ci informano di nuovi abusi e di violenze domestiche subite da donne. Quello che viene totalmente ignorato è che gli uomini vittime e non aguzzini esistono, e diventano sempre più numerosi. E non si tratta, come è naturale pensare, solo di uomini che subiscono stupri da altri uomini, ma di violenze effettuate da donne, che possono essere le loro mogli, compagne o frequentanti. Quella di Paul è solo una delle tante storie di violenza al femminile, che però spesso non vengono riportate dai media.



Certo, quantificare questo fenomeno è difficile. Uno studio condotto negli USA nel 2011 ha riportato 2,9 milioni di uomini vittime di violenze domestiche, comparati a 4.8 milioni di donne. Nel Regno Unito, la Charity Mankind Initiative ha riscontrato che tra il 2015 e il 2016, il 13,6% degli uomini intervistati ha dichiarato di aver subito abusi domestici. Sostanzialmente, l’organizzazione sostiene che 1 uomo su 6 è vittima di abusi, paragonato ad 1 donna su 4. A livello italiano, nel 2012 l’università di Siena ha condotto alcune interviste su un campione di circa 1000 uomini maggiorenni e ha concluso che la violenza fisica, psicologica e sessuale a scapito degli uomini è una pratica diffusa, che potrebbe coinvolgere circa 5 milioni di italiani. Questi dati però sono molto limitati e gli autori sottolineano la possibilità che il fenomeno sia sottostimato. Gli uomini infatti sono restii ad ammettere gli abusi e a denunciare. La popolazione maschile si vergogna di ammettere di essere vittima di maltrattamenti poiché considera che il ruolo di vittima non appartenga a un “vero uomo”. Si aggiunge poi il fattore della credibilità: gli uomini temono di non essere creduti dalle autorità ed è stato recentemente dimostrato che è molto più difficile per una donna essere accusata di violenza.


Eppure, a differenza dell’opinione comune, la violenza domestica contro gli uomini ha caratteristiche e dinamiche molto simili a quella subita dalle donne. Secondo la presidente di Ankyra, il primo centro di supporto anche per uomini in Italia, la violenza più frequente è quella psicologica, che comprende umiliazioni, angherie, ricatti e spesso, la minaccia di allontanare i padri dai figli. Ma non manca la violenza fisica vera e propria, con schiaffi, graffi, lanci di oggetti e ferite. Secondo il sondaggio svolto da Mankind Initiative, nel Regno Unito gli uomini vittimi di violenza domestica subiscono più abusi fisici (37%) rispetto alle donne (29%). Anche se l’uomo è fisicamente più forte e potrebbe difendersi e addirittura avere la meglio sulla donna, normalmente le vittime di abusi non reagiscono. Sono infatti ben consapevoli che con la loro forza potrebbe seriamente ferire la partner e che in questo modo rischierebbero di essere denunciati a loro volta. Entra in gioco poi la colpevolizzazione, per la quale spesso coloro che vengono abusati credono di meritarsi quanto subito. Infine, a livello domestico, gioca un ruolo rilevante anche la violenza sessuale. Chiaramente è difficile parlare di stupro vero e proprio, ma da quanto emerge dalla ricerca dell’Università di Siena, approssimativamente il 50% del campione è stato vittima di abusi sessuali. Questi possono includere l’essere costretti a compiere pratiche sessuali non gradite o percepite come denigranti, o la privazione del sesso. Tali fenomeni non fanno altro che aggravare la vergogna nell’uomo a denunciare, svilendolo.


Sebbene i dati fino a qui riportati dimostrino l’esistenza di un fenomeno in crescita, dalla politica e dai media non vi è data l’adeguata considerazione. Chiaramente questa non vuole essere un’accusa nei confronti di chi racconta il quotidiano pericolo in cui si trova la popolazione femminile. Tali atti sono sempre e comunque da aborrire e condannare. Si vuole però spostare l’attenzione su ciò che spesso viene dimenticato con troppa facilità: la violenza è violenza, a prescindere da chi la compie. Il sistema occidentale è ben posizionato per quanto riguarda le strategie contro la violenza sulle donne e sui bambini, mentre non esistono specifiche politiche per la difesa e la sensibilizzazione sulla violenza degli uomini. Anche per l’opinione pubblica, le violenza al femminile è percepita come un grande tabù che si fa fatica a sconfiggere, anche a causa degli stereotipi: gli uomini non sono mai vittime e le donne non sono mai aguzzine. La quasi totale assenza di risposte da parte delle autorità non fa altro che alimentare la riluttanza delle vittime a denunciare e a chiedere aiuto. E così spesso, mariti e padri maltrattati si trovano a dover affrontare da soli una grande sofferenza e paura, con il rischio di diventare a loro volta soggetti abusanti e violenti.


La violenza domestica dovrebbe essere combattuta come un crimine contro gli individui, e non contro un genere. È importante desessualizzare l’approccio a tali abusi e abolire la distinzione per sesso. È bene ricordarci che uguaglianza significa anche supportare e difendere tutte le vittime che ne hanno bisogno. E l’uguaglianza, nel ventunesimo secolo, dovrebbe essere il principio guida del nostra sistema.


Valeria Ansaloni

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