Parola alle mamme: #Bastatacere sulla violenza in sala parto

October 24, 2017

 

 

#Bastatacere. OVOItalia. Violenza ostetrica. Raramente, prima di questi ultimi anni, era capitato di sentire termini simili. Dal 2016, invece, l’Italia si è attivata per accrescere la consapevolezza e la reazione a un fenomeno tanto largamente diffuso quanto poco noto: nei primi mesi dello scorso anno ha avuto luogo una campagna mediatica sui social network in cui un enorme numero di donne, di mamme, ha raccontato anonimamente la propria esperienza di violenza in sala parto, dietro all’hashtag #Bastatacere. Si tratta sia di atti fisici, che vanno dalla pratica, eccessivamente ricorrente, dell’episiotomia, alla somministrazione senza consenso di misure per velocizzare e/o indurre il travaglio, a violenze psicologiche e insulti: sono molte le donne che hanno raccontato di essersi sentite lasciate sole nei momenti immediatamente successivi a un parto o a un lutto perinatale, o di essere state definite “incapaci”, se non addirittura di aver accusato mancanza di riservatezza. La rilevanza mediatica ottenuta dalla campagna ha portato alla nascita di OVOItalia: Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia. Fondato dall’avvocato Alessandra Battisti e presieduto da un Comitato Etico tutto al femminile, l'Osservatorio è stato inserito nel coordinamento internazionale InterOVO, istituto che ha immediatamente effettuato un’inchiesta portando alla luce numeri incredibili sul fenomeno. Dalla collaborazione con Doxa, la prima indagine nazionale “Le donne e il parto” ha rivelato che 1 milione di donne, pari circa al 21% delle intervistate, hanno subito violenza ostetrica di qualche tipo, sia essa psicologica, fisica, o mancata assistenza post-partum. L’inchiesta, effettuata su un campione casuale di donne italiane con figli entro i 14 anni, evidenzia che il 33,4% di loro non ha subito violenza al momento del parto, il 55,3% sì, e l’11,3%, dato curioso, afferma di esserne “forse” stata vittima. Quest’ultima percentuale, in particolare, è sintomatica della carenza di consapevolezza del fenomeno nel nostro Paese. Innanzitutto, il fenomeno è poco conosciuto dall’opinione pubblica: prima del 2016 in Italia non esisteva una definizione univoca di “violenza ostetrica”, né alcuna forma di monitoraggio e supporto alle vittime. Mentre a livello internazionale istituzioni come le Nazioni Unite e, ancor più nello specifico, la World Health Organization si sono occupate della questione ( “La prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere” ), peraltro già affrontata a lungo da diversi Paesi tra cui l’Argentina e il Venezuela (che hanno sviluppato una legislazione specifica sull’argomento), in Italia ad oggi non sono previste forme di tutela. Dopo #Bastatacere, comunque, è stata elaborata una proposta di legge su  iniziativa del deputato Adriano Zappagnini, per l’introduzione del reato di violenza ostetrica nei confronti di madri e neonati (Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico). Tuttavia, questa mancata consapevolezza assume anche un altro volto, meno istituzionale: il volto delle vittime che non raccontano la propria esperienza, né ad amici e parenti né a medici ed operatori, forse per paura, forse per pudore, forse, ancora, perché il fenomeno è sottovalutato e difficilmente viene chiamato con il proprio nome. “Violenza ostetrica”. Un nome che lascia poco adito a dubbi, è violenza. Non si tratta di solo dolore, perché qualsiasi donna in procinto di partorire sa che la attende un dolore fisico. Si tratta di un dolore spesso ingiustificato, frutto non della vita che sta nascendo ma dell’incuranza dei professionisti cui ci si affida, della loro troppa sicurezza che rischia di degenerare in misure non strettamente necessarie se non a velocizzare il processo, a liberare il posto per la prossima mamma. Risultato: molte delle donne intervistate da OVOItalia ha affermato di non aver avuto il coraggio di affrontare una seconda gravidanza proprio per le violenze subite. Violenze sottili ad opera non solo e non tanto delle ostetriche, ma anche di medici e sanitari che dovrebbero avere cura proprio delle fasi di parto e post-parto, con una discreta prevalenza di esperienze registrate da pazienti di strutture pubbliche.

 

In poco più di un anno (la campagna #Bastatacere risale ai primi mesi del 2016, mentre i risultati dell’indagine sono stati presentati poche settimane fa, a settembre 2017), un incredibile numero di donne ha preso coraggio e iniziato a raccontare esperienze, perplessità e paure, facendosi forza l’una con l’altra e portando in primo piano il fenomeno anche in Italia. Non solo le mamme, non solo l’opinione pubblica, ma anche molti medici e ostetriche sono scesi in campo, in difesa di un trattamento sanitario misurato e attento alle esigenze della mamma, ai diritti della donna nel momento così difficile, delicato e doloroso della nascita del suo bambino. 

 

 

 

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