"Le nostre parole cambieranno il mondo"

October 26, 2017

Secondo uno slogan pubblicitario divenuto celebre, per cambiare i mondo bisogna solo essere “abbastanza folli da credere di poterlo fare”; secondo Malala Yousafzai, pakistana di appena 20 anni, invece, bastano un bambino, un insegnante, una penna e un libro.

“Education first” è il messaggio chiave della sua lotta in difesa dei diritti civili, la chiave per il cambiamento.

Costretta a vivere in una realtà dominata dalla violenza indiscriminata a opera dei talebani, da un’ermetica chiusura nei confronti dell’esterno e delle “oscenità” occidentali e in cui è stata instaurata un tipo di società maschilista e patriarcale, Malala comprende l’importanza dell’istruzione, del saper sfruttare le potenzialità di un libro e di una penna, perché i libri ampliano gli orizzonti, offrono spunti di riflessione e le penne donano voce a chi non è abbastanza potente da farsi sentire.

 

Anche grazie al sostegno di un padre intelligente e colto, Malala non ha avuto timore nell’usare entrambi; a soli 11 anni inizia a scrivere sotto pseudonimo un blog per la BBC e fa sapere al mondo cosa avviene durante la dittatura militare talebana, a quali limitazioni le donne sono sottoposte, quante scuole vengono fatte esplodere e, soprattutto, cosa lei è disposta a fare: “Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno”.

I talebani tentarono di mettere a tacere la sua voce coraggiosa il 9 ottobre 2012, quando fermarono lo scuolabus su cui si trovava e le spararono alla testa.

Malala sopravvisse all’attacco, seppur riportando gravi lesioni alla parte sinistra del volto; da allora vive in Inghilterra, non potrà più tornare in Pakistan perché sa che verrebbe uccisa ma questo non le impedisce di visitare scuole e comunità femminili in paesi africani e asiatici e di diffondere il suo messaggio di pace e di istruzione aperta a tutti, bambini e bambine.

 

Durante la United Nations Youth Assembly, tenutasi il giorno del suo sedicesimo compleanno a New York, afferma: “Loro pensavano che i proiettili ci avrebbero ridotto al silenzio, ma sbagliavano. E da quel silenzio sono nate migliaia di voci. I terroristi pensavano che avrebbero cambiato i miei obiettivi e fermato le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte. Forza, potenza e coraggio sono nati.”

Malala, che ha letto, studiato e compreso a fondo il messaggio di Maometto, Gesù Cristo, Buddha, Gandhi, Nelson Mandela e Madre Teresa, non indulge nell’odio. Lei ha sperimentato che l’eco di uno sparo dura solo qualche secondo, quello delle parole infinitamente di più.

 

Attualmente, nel mondo, 60 milioni di ragazze non vanno a scuola, in India solo l’1% delle ragazze che iniziano gli studi li portano a termine e anche nei paesi non in via di sviluppo il “gender gap” continua ad essere una questione di cruciale importanza, in termini di uguaglianza sociale ma anche di equilibrio e crescita macroeconomica. “Education first” non deve essere soltanto un ideale portato avanti da una giovane attivista e pochi altri ma un’esclamazione collettiva.

Malala lancia il suo appello alle donne stesse, perché non aspettino più che sia un uomo a difenderle ma imparino a farlo da sole, a far sentire la loro voce, che è altrettanto meritevole di valore e considerazione.

La conoscenza e la consapevolezza sono armi da distribuire a macchia d’olio, a uomini e donne, perché solo attraverso di esse la libertà può essere difesa e la pace garantita. L’ignoranza, invece, è il principale nutrimento della paura e dell’odio.

La giovanissima attivista vede proprio sotto quest’angolo visuale la causa del male e, al tempo stesso, la via per allontanarsi da esso: “Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell'educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. Ed è per questo uccidono le insegnanti donne. Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: perché hanno paura del cambiamento e dell'uguaglianza che porteremo nella nostra società. Ricordo che c'era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: “Perché i talebani sono contro l'educazione dei ragazzi?". Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: "I talebani non sanno che cosa c'è scritto in questo libro".”

 

Malala, insignita del premio Nobel per la pace nel 2014, ha dimostrato a tutti ciò in cui lei ha sempre creduto, perché grazie all’insegnamento di suo padre, ai libri che ha letto e alle penne con cui ha scritto è riuscita a diffondere un messaggio di disarmante bellezza, che è passato indenne davanti ai proiettili, alle minacce di morte, alla dittatura, e che continua a diffondersi.

Una voce sottile proveniente da un piccolo distretto pakistano è diventata un coro che conta componenti nei punti più disparati del pianeta, perché sapere quali siano i propri diritti rende intollerabile il vederli violati e impossibile tacere.

 

 “Nessuno ci può fermare. Alzeremo la voce per i nostri diritti e la nostra voce porterà al cambiamento. Noi dobbiamo credere nella potenza e nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo.”

 

 

Marta Billè

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