L’Arte in azione: la militanza dell’artista cinese Ai Weiwei

December 14, 2017

Dal 6 ottobre 2017 al museo Salomon R. Guggenheim di New York è allestita la mostra “Art and China after 1989: Theater of the World”. La mostra ci immerge nella Cina moderna raccontando il ruolo di due generazioni di artisti che sono stati osservatori critici della trasformazione in atto nel loro paese e che hanno attivamente agito per modificarne il corso.

Nel 2001 Pechino veniva scelta come sede delle Olimpiadi 2008 e nello stesso anno la Cina veniva ammessa al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio). Questi due eventi sancivano la legittimazione della Cina come potenza mondiale, ma in questo scenario scintillante molti artisti hanno manifestato il loro scetticismo.  Nello stesso anno delle Olimpiadi la Cina subì il tragico terremoto dello Sichuan e gli effetti della crisi finanziaria globale

 

 “Tutto è arte, tutto è politica”

Ai Weiwei

 

L’Arte proposta è un’Arte portatrice di un messaggio sociale e politico, è un’Arte che svolge una funzione sociale e sconfina nel giornalismo, diventando un mezzo attraverso cui raggiungere la massa. Il celebre artista Ai Weiwei porta avanti un’indagine privata sulla responsabilità delle morti del terremoto del Sichuan del 2008 e sfrutta il canale artistico e quello dei social media per raggiungere il maggior numero di persone possibile.

Il terremoto del maggio 2008 nella regione della Cina dello Sichuan è stato uno dei terremoti più devastanti per numero di vittime e danni economici. Circa 70000 persone hanno perso la vita e più di 374000 furono i feriti. Migliaia di bambini e ragazzi persero la vita a causa di edifici scolastici fatiscenti, il numero degli edifici che crollarono nella regione si stimò essere superiore a 7000. Di fronte a questi numeri il governo cinese non solo non aprì un’inchiesta ma vietò qualsiasi indagine sulle cause dei crolli, ufficialmente attribuiti solo alla magnitudo del terremoto. Il governo si dimostrò del tutto indifferente alle richieste delle famiglie dei dispersi di identificare le vittime e ostacolò ogni forma di indagine privata. L’artista dissidente Ai Weiwei lanciò un progetto cui aderirono 160 volontari per raccogliere i nomi degli studenti morti. Il suo blog divenne la piattaforma su cui veniva costantemente aggiornato il progetto Sichuan Earthquake Names.  5335 era il numero ufficiale delle vittime del crollo delle scuole, e il progetto riuscì ad identificarne la quasi totalità. A quasi un anno dal terremoto Ai Weiwei pubblicò l’elenco dei nomi degli studenti accusando il governo di aver coperto le responsabilità dei pubblici funzionari accusati di essersi arricchiti sottraendo risorse destinate alla realizzazione di edifici scolastici antisismici. A causa del grande impatto dell’inchiesta e della crescente influenza del blog, il governò ne decretò la chiusura il 29 maggio 2009. A quella data il blog era arrivato ad avere 17 milioni di interlocutori con 100 mila contatti al giorno. Secondo Ai Weiwei “tutti i cittadini dovrebbero avere il diritto di controllare gli atti del governo, e dovrebbero sentire la responsabilità di fare indagini a fronte di inerzia o silenzi del governo”. Lo scopo della sua azione è stato quello di “dare dignità a ciascuna vittima ed evitare l’oblio della tragedia”.

Dopo la chiusura del blog Ai Weiwei ha continuato e continua tuttora la sua opera di artista dissidente utilizzando Twitter, piattaforma americana che non può essere controllata dalle autorità cinesi. Ancora una volta, dove si verificano compressioni delle libertà individuali e prevaricazione degli interessi sociali, non si devono arrestare la denuncia e la militanza politica.

 

Francesca Serafini

 

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