E se l'uguaglianza di genere passasse anche dalla pianificazione delle nascite?

January 30, 2018

“Nessuna donna può definirsi libera se non possiede e controlla il proprio corpo. Nessuna donna può definirsi libera fino a che non sceglie coscientemente se vuole oppure no essere una madre.”

M. Sanger

 

Ogni anno, 214 milioni di donne in età riproduttiva nei paesi in via di sviluppo non hanno accesso a strumenti di pianificazione familiare efficaci e sicuri. Ogni anno Di circa, 25 milioni di aborti su 56 milioni sono effettuati tramite pratiche illegali e/o pericolose per la salute. Ogni anno, 21 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni e 2 milioni con età inferiore ai 15 anni rimangono incinte, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Le complicazioni durante la gravidanza sono la prima causa di morte per le ragazze adolescenti nel mondo. Ogni giorno, circa 830 donne muoiono per cause prevenibili relative alla gravidanza, ed il 99% di queste morti avviene nei paesi in via di sviluppo.

 

 

Questi sono alcuni dei dati che rappresentano l’agghiacciante situazione relativa alla salute riproduttiva delle donne nel mondo, specialmente nei Paesi più poveri. La mancanza di informazioni riguardo alla contraccezione, le barriere culturali e religiose, l’assenza di supporto da parte delle famiglie impedisce alle giovani donne, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, di pianificare se, quando e quanti bambini avere, portando alle disastrose conseguenze che abbiamo appena letto. Già, perché i dati che abbiamo qui riportato sono spesso una conseguenza di conoscenze lacunose o miscredenze. L’uso dei contraccettivi per esempio, come è possibile osservare dal video diffuso da The Guardian, è spesso ostacolato da barriere sociali, come l’opposizione da parte del partner o della famiglia, o dalla carenza di un’appropriata educazione. Nei paesi in via di sviluppo infatti non è infrequente che le donne non sappiamo che tipi di contraccettivi esistono e come possono essere utilizzati, oppure che abbiano sbagliate percezione sui rischi correlati alla contraccezione. Capita altresì che le donne subiscano violenze domestiche o vengano escluse dalla comunità se decidono di utilizzare preservativi o di iniziare una terapia attraverso la pillola anticoncezionale. Similmente, sono molto significative le barriere sociali ed i motivi religiosi ed etici che ostacolano l’accesso all’aborto. In moltissimi Paesi gli aborti vengono ritardati a causa di pratiche inutili, come l’obbligo di un periodo di attesa eccessivamente lungo o la somministrazione di test sanitari superflui. Quando il termine per un aborto sicuro viene superato, le donne sono costrette a sottoporsi a pratiche illegali e pericolose, estremamente rischiose per la salute. Questo insufficiente livello di istruzione dovrebbe essere affrontato a scuola, dove invece inizia il problema: solo il 60% dei Paesi ha implementato chiari ed efficaci programmi di educazione sessuale e per questo moltissime ragazze nel mondo si trovano ad essere vittimi di disinformazione e credenze popolari, invece di essere adeguatamente sensibilizzate sull’importanza delle loro scelte in materia di salute riproduttiva.

Proprio a causa di queste disparità, moltissime organizzazioni internazionali, non-profit e NGO sostengono programmi di sensibilizzazione e promozione della pianificazione familiare, ovvero dell’insieme di informazioni e mezzi che permettono alle famiglie, e soprattutto alle donne, di decidere al meglio per la propria gravidanza. Questi strumenti includono la diffusione di moderni metodi contraccettivi, ma anche la diffusione di campagne di informazione e sensibilizzazione sull’uso degli anticoncezionali e sulla fertilità e di programmi di educazione sessuale. La pianificazione familiare non è importante solo per abbattere i costi economici relativi alle complicazioni derivanti da gravidanze in donne adolescenti o da pratiche illegali di aborto. Attraverso la diffusione dei contraccettivi tale strumento può anche ridurre sensibilmente la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili, prima tra tutte l’HIV, grande piaga del nostro secolo. Chiaramente poi, una migliorata ed efficace educazione sessuale può diminuire il numero di gravidanze indesiderate, sfavorendo il ricorso agli aborti, legali e non, e riducendo i rischi di mortalità e di complicazioni post parto. Ma il maggior risultato che l’implementazione di questi programmi può ottenere è la riduzione dell’ineguaglianza di genere. Attraverso l’educazione sessuale le donne sono in grado di prevenire gravidanze indesiderate e di programmare quando eventualmente far nascere i loro bambini. Decidendo quando restare madri, le ragazze hanno più possibilità di terminare gli studi, divenendo più autonome e indipendenti e combattendo la disuguaglianza anche sui banchi di scuola. Inoltre, instaurare nelle donne una maggior consapevolezza dell’importanza di programmare le nascite può facilitare l’ingresso e la partecipazione femminile al lavoro, aiutando a demolire il pregiudizio secondo cui le donne non sono adatte per il mondo del lavoro. E soprattutto, anche passando dalla pianificazione familiare si genera il cosiddetto “women empowerment”: le ragazze possono finalmente scegliere cosa è meglio per il loro corpo, per la loro salute e per le loro aspirazioni. Finalmente le donne possono avere una voce in capitolo nella costruzione della loro famiglia e non essere viste come semplici strumenti per procreare. Programmando se e quando rimanere incinte le ragazze possono poi prendersi cura del proprio corpo e della propria salute e dare vita a bambini sani e amati.

 

La possibilità di programmare le tempistiche e la numerosità della propria famiglia è per le donne un passo fondamentale nella lotta alla disuguaglianza e per questo la pianificazione familiare è stata considerata un diritto umano.  Nel 1994, il diritto al family planning è stato ulteriormente sottolineato nella Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo e da anni lo United Nations Population Fund si impegna a diffonderlo nel mondo, insieme alla fondazione Bill e Melissa Gates. Ancora, la Convezione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne inserisce nei trattati internazionali l’obbligo di garantire alle donne il diritto di decidere liberamente e responsabilmente della propria famiglia. Anche l’accesso ai contraccettivi ed agli strumenti ed ai servizi utili al controllo famigliare sono considerati un diritto fondamentale e agli Stati è richiesto di renderli accessibili fisicamente ed economicamente ed in maniera scientificamente appropriata. Gli Stati poi dovrebbero impedire che l’utilizzo dei contraccettivi sia negato dai professionisti per credenze religiose ed etiche e dovrebbero impegnarsi a garantire che tutte le donne in età riproduttiva abbiano la possibilità di acquistare gli anticoncezionali.

 

Le donne sono state dotate del grande dono della procreazione e proprio per questo dovrebbero essere incoraggiate a conoscerne il funzionamento ed i rischi e soprattutto dovrebbero avere il diritto alla scelta. Negare alle ragazze ed alle donne la possibilità di pianificare e programmare la propria famiglia è una violazione dei più fondamentali dei diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute ed il diritto alle pari opportunità. Tutti noi dovremmo fare la nostra parte nell’aumentare la consapevolezza e la giusta informazione per prevenire la violazione del diritto all’emancipazione e per dare spazio ad un mondo più sano e più equo, in cui la famiglia è una scelta e non un obbligo.

 

Valeria Ansaloni

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