HUMANS OF STUDENTS: Tiziano e il volontariato internazionale

February 16, 2018

 

 

 

“Arrivare nei villaggi rurali è bellissimo, tutti ti guardano perché sei diverso ma ti fanno sentire a casa. Per accoglierti, ti darebbero tutto quello che hanno anche se sono poverissimi”

 

Presentati.

Ciao, sono Tiziano Passerini, ho 23 anni e sto frequentando il primo anno della specialistica in Amministrazione Finanza e Controllo in Bocconi.

 

Parlaci del tuo ruolo in Students for Humanity.

Sono entrato in associazione a Settembre 2016 nella sezione Estero, anche a seguito della mia esperienza in India e ora mi occupo anche del Desk Volontariato.

 

Raccontaci la tua esperienza di volontariato.

Da qualche tempo mi sono avvicinato al volontariato internazionale, che trovo un’esperienza bellissima per immergersi in un’altra cultura, fare del bene verso chi è più vulnerabile e imparare a vivere la nostra realtà in modo diverso.

 

La mia prima esperienza è stata in India nell’estate 2016. Sono partito con l’associazione milanese Project for People Onlus, che offre a studenti la possibilità di trascorrere un mese a Calcutta e fare volontariato presso la loro associazione partner IIMC. Ogni mese partono circa 25-30 volontari da tutta Europa, di cui 20 sono medici e gli altri non medici. Prima di partire ho dovuto fare diversi incontri con Anna, la direttrice generale dell’associazione, nonché una persona formidabile, per capire il funzionamento delle attività e stilare il mio progetto sul campo. Teoricamente avrei dovuto seguire la costruzione di due nuove scuole e il progetto sul micro credito che è il motivo chiave della mia scelta a partire. Infatti durante il mio percorso universitario avevo studiato il micro credito e i suoi effetti e volevo vedere la sua applicazione nella realtà. Avevo poi il compito di seguire il programma di adozioni a distanza, andando a trovare i bambini beneficiari e portando loro le lettere dei genitori adottivi. Questi sono stati i momenti più emozionanti della mia esperienza, insieme alle visite nelle scuole, perché ho potuto conoscere le famiglie che vivono dei nostri aiuti e immergermi nella loro cultura. In realtà poi, ho avuto l’occasione di seguire tutti i progetti dell’associazione e di variare quotidianamente le mie attività. Infatti in India è difficile fare programmi ed essere super organizzati, capita spesso di fissare incontri a cui nessuno si presenta o di trovarsi a cambiare improvvisamente piano. Eppure è una cosa che ho apprezzato molto perché mi ha dato la possibilità di fare esperienze diverse. Ho potuto visitare il Cow Project, progetto per cui alle famiglie viene data in “prestito” una mucca con cui sostenersi e poi il vitello che nascerà dalla mucca verrà dato ad un’altra famiglia. Ho seguito il Women Peace Council, il progetto di empowerment femminile dove le donne della comunità si incontrano a parlare di temi di attualità e leggere i giornali con lo scopo di garantire loro una miglior educazione e un ruolo più autonomo nella società. Infine mi sono anche improvvisato staff sanitario e ho provato a fare medicazioni e curare infiammazioni. Insomma, ho seguito l’intero progetto a 360 gradi, cercando di andare dove ci fosse maggior bisogno. È stata un’esperienza meravigliosa.

La mia seconda esperienza è stata in Tanzania nell’estate 2017. Sono partito per Wasa (il progetto di Students for Humanity) dopo averne sentito tanto parlare con entusiasmo dagli altri volontari. Il progetto qui è più ridotto, è infatti è stato fondato nell’agosto del 1929 da padre Domenico Spinello, primo missionario. Si dorme nella casa del missionario e le mansioni sono più semplici e routinarie rispetto all’India. Infatti ogni giorno si va alla scuola di carpenteria dei ragazzi a insegnare loro inglese, geografia e matematica, si lavora nell’orto e si cerca di tenere pulito e ordinato il villaggio. Con il nostro gruppo abbiamo anche costruito un pollaio. In teoria lo scopo del progetto sarebbe quello di rendere i ragazzi indipendenti ed autonomi, anche se l’apprendimento per loro è un processo lungo e difficile. Da qualche anno diamo anche una borsa di studio al ragazzo più meritevole per permettergli di proseguire gli studi in una scuola privata in Tanzania ed è molto bello. In generale, sono state due esperienze molto diverse.

 

Come è stato l’impatto al tuo arrivo?

In entrambi i casi, i primi giorni sono un po’ traumatici. La cultura è diversissima, e le città sono sporche e caotiche. Anche i ritmi sono diversi e bisogna adattarsi ad una nuova vita. Il clima poi non agevola: in India era la stagione dei monsoni, mentre a Wasa era inverno. Passato il primo impatto invece si impara a vivere come i locali ed è bellissimo.

 

Durante queste esperienze hai avuto modo di viaggiare e visitare nuovi posti, ci racconteresti un po’ dell’India e della Tanzania?

L’India ha dei paesaggi meravigliosi, soprattutto i villaggi sono bellissimi. Noi abbiamo visitato molte aree rurali. Durante la mia permanenza sono stato quattro giorni a Dhaki, un piccolo villaggio in cui ho potuto partecipare ad un matrimonio. Lì la festa è pazzesca, le famiglie spendono tutti i loro risparmi per la cerimonia. I riti sono molto spirituali e intensi. Poi iniziano i festeggiamenti sfrenati sotto ad un tendone e l’atmosfera che si vive è stupenda e gioiosa. Le persone nei villaggi sono incredibilmente ospitali, anche se per loro è molto raro vedere persone bianche e quindi sono inizialmente stupite. A Calcutta poi convive un mix di diverse religioni, in particolare Induismo e Islam, eppure le persone sono molto integrate tra loro. La spiritualità è molto forte ed è bello viverla. Per i viaggi, spesso ci siamo mossi in treno ed è proprio come si vede nei film, una calca di persone ammassata nelle carrozze, con tutto il corpo fuori tranne i piedi magari. Viaggiare in treno è un’esperienza da fare, si parla con i nativi e si conoscono le persone più disparate. Le città turistiche invece sono meno belle, le truffe sono all’ordine del giorno e l’ospitalità è meno diffusa.

Wasa invece è un villaggio collocato su un altopiano montuoso, quindi è inverno e fa freddo. Le persone poi sono forse meno ospitali che in India, anche perché vedono i bianchi come coloro che portano solo i soldi ma che non vogliono occuparsi dello sviluppo. Nonostante questo ho conosciuto persone meravigliose. Ho avuto poi occasione di trascorrere qualche giorno a Zanzibar, che è un’isola con dei paesaggi mozzafiato e di fare il safari. Per la parte che ho visto, l’Africa è bellissima.

 

C’è qualcosa che è andato storto?

In India mi sono ammalato gli ultimi giorni prima di partire, avevo la febbre altissima e credevo di aver preso qualche infezione. Fortunatamente si è trattato di un’intossicazione alimentare e in 3 giorni sono uscito dall’ospedale. Il giorno che sono stato male i miei compagni di viaggio dovevano prendere il treno quindi mi sono trovato in un posto che non conoscevo, con il telefono scarico e malato. Alla fine però tutto si è risolto per il meglio ed è stato quasi divertente!

 

Il momento più emozionante?

In India è stato sicuramente quando ho conosciuto il bambino che poi ho deciso di adottare a distanza. Ho fatto visita in una scuola locale dove vi è un alto livello di povertà e in cui ho incontrato questo bambino. Abbiamo fatto un viaggio insieme in bicicletta fino a casa sua dove ho incontrato i suoi genitori e suo nonno. Mi hanno ospitato come se fossi un loro parente. La loro casa è minuscola, si dorme in 5 o 6 su letti di legno eppure le persone sono sempre contente e si accontentano di quello che hanno. Sono molto contento di aver conosciuto il bambino che ora ho deciso di sostenere e di aver vissuto per un breve momento la sua quotidianità, è stato davvero emozionante.

In Africa invece mi ha emozionato moltissimo essere presente quando abbiamo consegnato la borsa di studio a uno dei ragazzi del progetto e sapere di aver contribuito alla sua educazione. Un momento bellissimo.

 

Che cosa hai imparato dal volontariato internazionale?

Sicuramente la lezione più grande che mi porto a casa è essere pronti a tutto! La flessibilità in questo genere di esperienze è fondamentale, i piani vengono continuamente cambiati e devi essere pronto a occuparti costantemente di nuove attività. Soprattutto culturalmente poi bisogna essere pronti ad adattarsi a nuovi ritmi, abitudini e culture. È un’esperienza che mi ha fatto crescere e cambiare e sono tornato con un’ottica diversa verso i nostri agi.

 

Lo consiglieresti?

Sì, è un’esperienza che tutti dovrebbero fare.

 

Un ringraziamento speciale a Tiziano per la sua voglia di mettersi in gioco e condividere la sua esperienza in questa intervista.

 

Valeria Ansaloni

 

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