L'Isola del Volontariato

March 1, 2018

 In questi giorni la figura di chi fa volontariato e dispensa aiuti umanitari è messa in discussione da molti scandali che stanno colpendo le associazioni che più sono rappresentative di questa categoria. Si pensi per esempio a Oxfam i cui capi sono accusati di avere usato i soldi destinati ad aiutare Haiti, colpita dal terremoto del 2010, per pagarsi orge con prostitute o ai 24 abusi sessuali commessi dal personale di Medici senza frontiere o ancora ai viveri dispensati in cambio di prestazioni sessuali dalle agenzie dell’ONU in Siria. Questi avvenimenti hanno suscitato clamore e portato istituzioni come l’Unione Europea o il governo britannico a minacciare di togliere il sostegno economico a queste organizzazione benefiche se non verranno presi provvedimenti per evitare che ciò avvenga in seguito. Si è infatti creato un polverone mediatico che ha portato spesso a mettere in dubbio la buona fede di queste associazioni e financo il principio di fare del volontariato. La prima considerazione da fare è che quelli rilevati sono comunque casi molto ridotti numericamente parlando: si pensi ai 40 abusi (sessuali e non) registrati nelle file di Medici Senza Frontiere a fronte degli oltre 40 mila membri facenti parte dell’organizzazione. Ma ciò non toglie che quanto successo sia comunque gravissimo e faccia sorgere un grosso interrogativo: siamo davvero capaci di fare del volontariato? Questa società infatti ci ha sempre abituato all’idea che per dare bisogna ricevere qualcosa, possibilmente di materiale, do ut des direbbero i latini. E allora verrebbe da chiedersi come sia possibile che un individuo riesca davvero ad accettare di spendere il proprio tempo, di compiere azioni in favore di persone che spesso non potranno ricompensarlo o ringraziarlo adeguatamente. Chi è volontario crede alla parte migliore di sé stesso, quella che fa le cose perché le ritiene giuste e non per secondi scopi e per farlo combatte continuamente una battaglia con sé stesso e con un mondo che guarda a quest’attività a volte con stupore a volte con diffidenza. Quanto accaduto ci ricorda quanto sia difficile fare del bene agli altri senza fare anche del male a sé stessi e a chi si aiuta. La fallibilità di queste persone ci ricorda la fallibilità di ognuno di noi, ma allo stesso tempo deve essere uno stimolo per non cedere ai propri impulsi più bassi e continuare questa lotta interna ed esterna. Chi, infatti, dopo gli scandali di Oxfam, Medici senza Frontiere etc. non crede più nel volontariato non è un realista né un saggio, ma solo una persona che l’ha data vinta ai propri istinti e ha smesso di credere alla parte migliore di sé stesso.

 

Per dirla con Edoardo Bennato:”Chi ci ha già rinunciato e ti ride alla spalle forse è ancora più pazzo di te."

 

Giunio Panarelli

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