Il racconto di Gaia e dei bambini della favela di Villa Inflamables


Quei bambini completavano il mio percorso. Completavano tutto, senza togliere niente, aggiungendo senza che nessuno glielo chiedesse, regalando sorrisi, urla e canzoni senza esserne neppure consapevoli.


Con Humans of Students oggi voliamo in Argentina, dove nasce e opera Por Los Chicos, l’associazione che ha offerto a Gaia la possibilità di unire all’avventura del suo exchange a Buenos Aires quella della sua prima esperienza di volontariato internazionale. Grazie alle parole di Gaia e a quelle dei fondatori dell’associazione che hanno risposto alle nostre domande, scopriremo il potere della spontaneità e della curiosità, dell’entusiasmo e dell’ingenuità dei bambini che vivono a Villa Inflamables.


Gaia, di cosa si occupa Por Los Chicos?


Por Los Chicos si occupa di migliorare la qualità della vita di quasi 3500 bambini che si trovano in una situazione critica in Argentina. Questi bambini vivono insieme alle loro famiglie in una villa, ossia una favela, a soli 5 km da Buenos Aires, in una zona di provincia chiamata Avellaneda. La villa è chiamata Villa Inflamables, perché la zona è contaminata dall’inquinamento di fabbriche e industrie e quindi particolarmente tossica. Questo crea difficoltà quotidiane alle famiglie che, pur vivendo in case dotate di elettricità e acqua (anche se non sempre e non per tutti disponibile) vanno incontro alla fuoriuscita dei rifiuti quando la terra si bagna a causa di piogge prolungate.


Come sei entrata in contatto con l’associazione e in cosa consisteva il tuo ruolo? Raccontaci la tua esperienza.


Pro Los Chicos abbraccia diversi progetti tra cui CompARTE, quello in cui ho avuto la fortuna di prendere parte durante la mia esperienza in Argentina. Sono entrata in contatto con questa associazione durante il mio exchange, quando ho realizzato di avere molto tempo libero e di volere dedicare parte di questa mia esperienza dall’altra parte del mondo al volontariato, dando il mio contributo in un luogo in cui è davvero necessaria la presenza di progetti come questo. Alla luce della mia esperienza consiglio davvero a tutti di conciliare l’esperienza dell’exchange con quella del volontariato. Cercando su internet, ho trovato diverse associazioni, tutte richiedevano o la cittadinanza argentina o volontari per almeno un anno, finché non ho trovato Por Los Chicos. Il nome mi aveva immediatamente incuriosito perché avevo lavorato come animatrice con i bambini in passato e sono sempre stata predisposta a relazionarmici, ma non avevo mai fatto un’esperienza di volontariato di questo tipo. Non nascondo di essere stata impaurita inizialmente, fare volontariato in una favela, soprattutto per chi non è di Buenos Aires, può esporre a paure o difficoltà da cui i referenti dell’associazione hanno però saputo rassicurarci, mettendoci subito a nostro agio e spiegandoci tutte le dinamiche della nostra partecipazione al progetto, dal trasporto alle attività che avremmo svolto.

Con la divisione CompARTE lavoravamo ogni sabato. La loro base è una sala comune con cucina, spazio aperto, bagno e un grande salone ed è di proprietà della Signora Rosa, molto rispettata e conosciuta, una vera e propria autorità. Lei da la possibilità ai volontari di usufruire di questo grande spazio per svolgere le loro attività. Quando sono arrivata in questo luogo c’erano tantissimi bambini, quasi una cinquantina, e circa dieci volontari.

Parte del mio ruolo consisteva nel supporto e nell’assistenza a bambine di circa 10 anni che non sapevano leggere, scrivere e avevano difficoltà nello svolgere i compiti. Una volta al mese veniva poi scelta una tarea, cioè un tema, che poteva spaziare dal cinema al teatro, dal circo alla radio e che sarebbe stato al centro di una serie di attività. Ho avuto la possibilità di essere presente durante il mese dedicato al circo e alla radio, particolarmente interessante e stimolante per i bambini, che venivano coinvolti in trasmissioni radiofoniche fittizie per essere poi pronti a partecipare a una trasmissione locale reale alla fine del mese. I bambini hanno preparato alcuni argomenti di cui parlare durante la trasmissione, si sono finti presentatori o annunciatori della pubblicità, è stato davvero divertente.



È stata la tua prima esperienza di volontariato con bambini? Raccontaci di un episodio bello e/o difficile vissuto con loro.


Avendo già lavorato con i bambini, sapevo come muovermi e come rapportarmi e sono immediatamente entrata in sintonia con le bambine con le quali ho trascorso tutti i sabati pomeriggio. Ricordo perfettamente di aver notato fin dal primo giorno la presenza di una bambina abbastanza arrogante e dispettosa, di una molto intelligente e astuta e un’altra un po’ distratta, quest’ultima veniva presa in giro perché era l’ultima a finire i compiti e spesso non rispondeva correttamente alle domande durante le lezioni. Ho provato ad aiutarla, a sedermi accanto a lei, a supportarla e affiancarla, insieme ad un’altra maestra che cercava di coinvolgere tutte contemporaneamente. Inizialmente era indispettita dalla mia presenza, non mi ascoltava, non mi rispondeva, dopo poco ha iniziato a darmi retta e a fare i compiti insieme a me e da quel momento non mi ha mai più lasciata sola. Durante l’ultima mezz’ora di quel primo giorno mi ha disegnato un cuore enorme con i nostri nomi e la scritta te amo e insieme abbiamo disegnato il suo piatto preferito, le emapanadas. Ecco, quei fogli io li tengo ancora con me, li tengo nel comodino e li tengo nel cuore. Da quel giorno Luna mi cercava sempre, voleva essere presente quando stavo con le altre bambine ed era anche molto gelosa.

Tornando a casa con quei fogli in borsa, ho capito quanto e in quanto poco tempo questi bambini potessero affezionarsi a noi, Luna non mi conosceva, non seguiva perfettamente la lezione, eppure dopo neppure 4 ore si era legata a me.


Quali sono le lezioni più importanti che pensi di aver tratto da questa esperienza?


Mi ha colpito subito la capacità dei bambini di affezionarsi e far entrare tutti nella loro vita e nel loro cuore, la loro capacità di accogliere degli sconosciuti che hanno deciso di dedicare loro del tempo e farli entrare nel loro mondo.

A emozionarmi tantissimo è stata anche la loro curiosità. Quando hanno saputo che ero italiana hanno iniziato a tempestarmi di domande: Dov’è? Com’è? Cosa si mangia? Quante ore di aereo ci vogliono per raggiungerla? Ti mancano i tuoi parenti? Perché parli così male?... Erano curiosi di tutto, della vita, mi prendevano il cellulare per vedere dove fosse l’Italia sulla mappa ed erano stupiti di quanto fosse lontana dalla loro casa.

Questa esperienza mi ha toccato davvero il cuore, ogni sabato tornavo a casa piena di gioia ed amore, quei bambini riuscivano a trasmettermi un’allegria e una forza che non mi è mai arrivata in nessun altro modo. Tornavo alle mie abitudini di sempre, al mio exchange, alle mie uscite, ai miei amici, ai miei viaggi, ma ogni settimana, davvero non vedevo l’ora di andare da loro. Sono riusciti a completare l’esperienza che ho vissuto in Argentina. Completavano il mio percorso. Completavano tutto, senza togliere niente, aggiungendo senza che nessuno glielo chiedesse, regalando sorrisi, urla e canzoni senza esserne neppure consapevoli.

Grazie a loro ho imparato a stupirmi di ogni cosa, a rimanere sempre meravigliata da ogni novità, dal primo momento in cui ho messo piede in questa villa, ho vissuto tutta la mia esperienza di exchange meravigliandomi, guardandomi intorno con la stessa curiosità con cui loro guardavano quello che non conoscevano attraverso il mio cellulare e questa è stata la più grande lezione che quei piccoli marmocchietti potessero darmi.

È davvero difficile spiegare a parole determinate sensazioni, sguardi, abbracci. I bambini sono in grado di regalarti ciò che gli adulti hanno dimenticato o hanno messo da parte, sono così puri e ingenui. Mi mancano davvero tanto.

La parola va adesso ai fondatori, che a informazioni più tecniche sui progetti hanno unito la loro personale esperienza di volontari.


Come nasce l’associazione e quali progetti promuove?


“Por los Chicos” è stata fondata nel 2001 da un gruppo di amici che volevano sfruttare l’uso delle piattaforme web aiutare refettori e mense durante la crisi economica. Da qui, vari privati poi si sono aggiunti donando con la loro carta di credito, i volontari sono aumentati e l’associazione è cresciuta. Oggi siamo 35 volontari attivi e circa 700 “padrinos”, e a partire dal programma di assistenza alle mense abbiamo sviluppato progetti e creato opportunità per più di 2500 bambini in una situazione di criticità sociale, ponendo enfasi sull’educazione, la nutrizione e la salute.

I nostri programmi principali sono:

  • CreCer: che si sviluppa a Buenos Aires, in particolare a Villa Inflamables e a Chaco, in Colonia Domingo Matheu, con famiglie di etnia mocovi. Consiste nel potenziare lo sviluppo e la crescita di bambini attraverso corsi e laboratori in cui viene loro insegnato a sfruttare le risorse che hanno a disposizione per mangiare nella maniera migliore possibile, per risolvere questioni pratiche e migliorare la vita di tutti i giorni. Una squadra di professionisti li pesa e misura ogni mese per verificare se siano cresciuti. Si offre un cestino alla famiglia di alimenti per applicare le tecniche apprese. Con i bambini svolgiamo attività fisica e psicomotoria e insegniamo loro abitudini salutari.

  • CompARTE: si svolge da 4 anni a Villa Inflamables, offre un supporto educativo e laboratori di arte e differenti discipline a bambini tra i 6 e i 12 anni, in una cornice di fiducia e attenzione nella quale possono apprendere e divertirsi in comunità. Il tutto termina sempre con una grande merenda.

  • Le “juegotecas” salutari sono un nostro progetto itinerante che cerchiamo di implementare in diversi spazi come ospedali, pronto soccorso e asili, formando il personale dell’istituzione affinché continui a migliorare. L’obiettivo è inculcare abitudini salutari attraverso giochi differenti specialmente orientati al disegno, grazie ad un gruppo tra bimbi di 3 e 12 anni.

  • Programma di assistenza alle mense: offriamo donazioni di alimenti a istituzioni di diverse province del nostro paese, pubblicato il progetto nella nostra pagina web per permettere la connessione con i diversi “padrinos” e volontari e offriamo consulenza nutrizionale e laboratori ricreativi occasionali.

  • Due campagne annuali che continuiamo a ripetere nel tempo con successo sono “Utiles por los chicos!" con l’obiettivo di preparare zaini personalizzati per i bambini del nostro progetto e “GrandesPasos” in cui regaliamo scarpe durante il “el día del niño”.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro e come si può collaborare al vostro progetto?


Il nostro obiettivo è sempre che tutti i bambini abbiano una vita salutare e felice, e abbiano l’opportunità di apprendere sempre di più. La sfida è trovare risorse, sia dai “padrinos” sia dai volontari, e arrivare a più luoghi del nostro paese.

La nostra forza motrice sono i nostri volontari, qualsiasi adulto qui vuole offrire il suo tempo e il suo amore ai bambini ha un posto riservato nella nostra organizzazione, e può scriverci attraverso il nostro sito web www.porloschicos.com affinché tutti insieme possiamo fare di più.


Ritenete la partecipazione di giovani volontari sia un punto di forza e perché?


I giovani e gli studenti ci permettono di arricchire conoscenza dei nostri bambini e apportare esperienze di scambio positive e motivanti, sono una grande iniezione di allegria e energia che riceviamo abbastanza frequentemente, fortunatamente. Quando ci visitano persone di altri paesi i bambini apprendono e si divertono di più.


Cosa raccontereste della vostra esperienza non solo come fondatore, ma come volontario?


Essere volontario è qualcosa che non sai mai come iniziare a fare e poi non vuoi mai smettere. Da qualche anno ho fatto parte di un progetto da cui ho ricevuto gli abbracci di mille bambini e questi abbracci hanno inciso moltissimo nella mia vita e sono presenti in tutte le cose che faccio. Senza volerlo, un giorno mi sono sorpresa unendo alcuni dei nostri cartoncini con cui facciamo attività manuali e mi sono resa conto che qualcosa stava cambiando, per sempre e mi rendeva molto felice.




Beatrice Gallo

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