Tra cultura e scultura: una mostra di sabbia per portare in Tanzania istruzione e progresso




Sentiamo wild e pensiamo agli animali della savana e delle paludi, affascinanti e paurosi, a spazi sterminati, grandi e lontani. Leoni, coccodrilli, branchi di cavalli selvaggi. Poi sentiamo sand e pensiamo al deserto, alla sabbia delle paludi, alle spiagge delle nostre vacanze estive al mare.


Personalmente, ciò che nel mio immaginario è wild mi fa provare sempre un senso di piccolezza, come se l’uomo potesse solo guardare, ammirare, la vita selvaggia, così come anche gli immensi paesaggi desertici e le tempeste di sabbia. Se penso alla fatica che facevo da piccola a far stare in piedi un piccolo castello di sabbia ai piedi della sdraio di mia mamma, al mare!


Gli scultori Leonardo Ugolini, Marielle Heessels e David Enguerrand sono invece riusciti ad utilizzare proprio la sabbia per raccontare una storia: Vanni, Raffaele e gli altri componenti dell’associazione Dedicata ad un Angelo ONLUS (https://www.facebook.com/assdedangelo/) raccontavano la vita vissuta in Tanzania, nel villaggio di Kisawasawa, mostravano loro le foto, li aiutavano a tenere la sabbia umida, e loro costruivano, facevano nascere vite selvagge, in un capannone abitualmente adibito a magazzino a Fiumana, una piccola frazione del Comune di Predappio (Forlì).




Grazie al loro progetto, immagini e racconti hanno preso a fluire dalla Tanzania all’Italia, trasformandosi in sculture a grandezza naturale che hanno portato, per circa 9 mesi, storie africane in Romagna. Vanni e gli altri hanno dato voce alle statue, facendo da guide, da ciceroni, insegnando ai circa 1500 visitatori ciò che vedono e imparano nei loro viaggi in Africa, nel villaggio di Padre Benvenuto.



Nel libro che hanno creato, a metà tra un diario di viaggio e un catalogo della mostra, viene sottolineato che “La cultura è un bene primario come l’acqua”, la frase più appropriata per descrivere questa iniziativa: da un lato, cultura per gli spettatori, che hanno avuto modo di ammirare opere d’arte a tutti gli effetti. D’altro canto, cultura per lo scopo della mostra, finanziare la costruzione di edifici indispensabili affinché gli abitanti del villaggio possano accedere, oltre che ai servizi sanitario-ospedalieri, anche a quelli educativi: gli organizzatori, che in circa 20 anni di vita dell’associazione hanno infatti costruito a Kisawasawa un asilo con annesso refettorio, una chiesa, diverse case per ospitare suore, medici, insegnanti e altri operatori del villaggio e un ospedale pediatrico con reparto maternità, hanno dunque deciso di scegliere l’istruzione come obiettivo finale del progetto, perché significa libertà, progresso e pace sociale: “la formazione è un potentissimo moltiplicatore di capacità individuali che si rispecchieranno a breve termine, in un miglioramento concreto di tutta la collettività”.

Carolina Laghi

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