NEPAL: UN VIAGGIO MERAVIGLIOSO

April 13, 2018

Il racconto di Francesca: “una delle decisioni migliori che io abbia mai preso”

 

 

Francesca, 19 anni, studia giurisprudenza in Inghilterra. L’università le dà molto da fare, ma quando non è sui libri, Francesca si dedica agli altri. Per anni è stata attiva nel sociale, svolgendo attività molto diverse tra loro tra cui prendersi cura di bambini provenienti da situazioni familiari difficili e precarie, o andare a trovare gli anziani dell’ospizio della sua città. Quando nel 2015 le si è presentata l’opportunità di andare a fare volontariato all’estero, Francesca non ha potuto dire di no, ed è così che è partita insieme ad un gruppo di studenti come lei per il Nepal per due settimane. Ci racconterà la sua meravigliosa esperienza tramite questa intervista.

 

Ciao Francesca, tra tutti i posti, perché hai scelto il Nepal?

Potevo scegliere tra tante destinazioni, molte delle quali in Africa, ma ero molto attratta dalla cultura asiatica, e dall’idea di andare in Nepal ad esplorare un paese di cui sapevo così poco, un paese poco scontato, ma comunque in forte bisogno di aiuto. Mi interessava anche il tipo di lavoro che avremmo svolto, perché mi sono subito sentita vicina alla causa delle persone che avremmo aiutato: principalmente costruire un muro per proteggere un villaggio di rifugiati tibetani dallo straripamento del fiume che minacciava di distruggerlo.

 

Perché non ci parli della tua esperienza?

Dunque… da dove cominciare? Innanzitutto, per chi se lo stesse domandando, il viaggio è stato organizzato indipendentemente dalla mia scuola – e quindi non da un ente benefico – per dare l’opportunità agli studenti che ne erano interessati di mettersi in gioco per gli altri. Il gruppo è stato accompagnato e coordinato da alcuni insegnanti che erano in contatto con dei rappresentati della comunità tibetana in Nepal che avremmo aiutato. Nei mesi prima della partenza ci siamo preparati con degli incontri nei quali discutevamo dei problemi del Nepal ed imparavamo cose sulla cultura del paese. Siamo partiti il 27 marzo per recarci a Kathmandu, la capitale, per incontrare il nostro rappresentate tibetano. Successivamente ci siamo spostati nel villaggio di Pokhara, dove siamo stati accolti in un campo di rifugiati tibetani, e abbiamo incontrato le guide che ci avrebbero accompagnato per le successive due settimane. Da lì siamo partiti a piedi… una bella scarpinata, e, per una settimana, abbiamo viaggiato per il Nepal per recarci al villaggio di Namgyal Ling. In questo villaggio, sempre un campo di rifugiati, ci hanno ospitati per 5 giorni, nei quali abbiamo costruito un muro di contenimento per il fiume che scorreva di fianco al villaggio che, durante il monsone, allagava tutto. Per costruirlo abbiamo collaborato con la gente del villaggio. È stata un bella fatica, con decine di ore di lavoro, ma ne è valsa la pena. Terminato il muro, siamo ritornati a Pokhara, dove abbiamo vissuto qualche giorno con delle famiglie tibetane, che si sono mostrate da subito estremamente ospitali. In quei giorni abbiamo piantato alberi e svolto lavori domestici per aiutare queste famiglie.

 

C’è un episodio in particolare che ti è rimasto impresso che vuoi condividere?

Di ricordi ce ne sono talmente tanti che sarebbe impossibile sceglierne uno. Abbiamo visto e fatto talmente tante cose e vissuto talmente tante emozioni contrastanti, che per me ogni ricordo ha qualcosa di prezioso. A partire dal viaggiare in compagnia di amici condividendo ogni momento di quel cammino, guardare nei visi delle persone che aiutavamo espressioni di gratitudine, giocare con i bambini e sentire le loro risate, scarpinare con fatica per il territorio mozzafiato nepalese, fino ad arrivare ai dolori fisici alla fine di una giornata di cammino o di lavoro. Sicuramente mi ricorderò anche delle docce poco frequenti, ma soprattutto ghiacciate!

 Sappiamo che prima di intraprendere questo viaggio avevi già avuto esperienze di volontariato, anche con bambini. In che modo le tue esperienze nel campo ti sono state utili?

Si, prima di andare in Nepal avevo già avuto due esperienze diverse di volontariato con bambini. Devo dire che mi è servito molto per sapere come comportarmi con loro, o anche semplicemente come approcciarli in maniera efficace per fare in modo che si fidassero di me. Difatti sono subito riuscita a entrare in sintonia con loro, e questa è stata una grande gioia. A fine giornata ci ritrovavamo con i bambini nel cortile della scuola a giocare a pallavolo, disegnare, e imparare gli uni degli altri. Mi ricordo che i bambini erano molto curiosi e facevano un sacco di domande, e spesso volevano imitare quello che facevamo o dicevamo. Quindi le mie esperienze con i bambini prima del Nepal mi hanno aiutato, ma per chi non ne dovesse avere non c’è da temere: basta lasciarsi andare e loro si lasceranno andare.

 

Cosa ti ha lasciato nel cuore il Nepal?

Il Nepal ha sicuramente lasciato un’impronta enorme nel mio cuore. Intraprendere questo viaggio è stata una delle decisioni migliori che io abbia mai preso. E’ stata un’esperienza che mi ha fatto capire tanto di me stessa, ma che mi ha anche fatto aprire gli occhi a una cultura diversa, ed il cuore ad un popolo che mi ha dato così tanto. Le due settimane trascorse in Nepal rimarranno per sempre impresse nella mia mente e nel mio cuore. Il semplice fatto di parlarne con te adesso mi fa tornare in mente moltissimi ricordi meravigliosi. Il viaggio aveva lo scopo di aiutare la comunità nepalese, ma la comunità nepalese ha aiutato me a diventare una persona migliore in così poco tempo…Certe cose sono indescrivibili e vanno provate sulla propria pelle, ed è per questo che consiglio a tutti di fare un’ esperienza simile alla mia.

 

Poco dopo la tua visita, il 25 aprile 2015 il Nepal è stato colpito da un violento terremoto di magnitudo 7,8 che ha causato più di 8000 morti. Come ti ha fatto sentire la notizia quando l’hai appresa?

Il terremoto è avvento solamente due settimane dopo il nostro rientro dal Nepal. L’epicentro del terremoto era a Kathmandu, città che avevamo visitato ed esplorato solo qualche settimana prima, e ora distrutta. Non mi dimenticherò mai il giorno in cui abbiamo sentito la notizia. L’impatto iniziale fu quello di rimanere scossi ed increduli, come se non ci rendessimo conto che fosse successo veramente, proprio nel bellissimo paese nel quale ci trovavamo pochissimo tempo prima. In seguito è subentrata l’angoscia, la paura, la voglia di sapere se stavano tutti bene e se potevamo fare qualcosa per aiutarli. Fortunatamente le persone che avevamo conosciuto nel villaggio di Namgyal Ling stavano bene, anche se alcuni avevano perso la casa. L’idea che di quello che avevamo appena visto era rimasto poco niente era devastate. Nelle settimane a seguire ci siamo mobilitati per assicurarci di mandare le risorse necessarie in Nepal per aiutare i terremotati. Penso che il pensiero più angosciante, specialmente per i miei familiari, fosse l’idea che, essendo tornati da così poco, potevamo essere vittime del terremoto anche io ed il mio gruppo. Siamo stati incredibilmente fortunati.

 

Che consiglio daresti alle persone che ci stanno leggendo?

Il mio consiglio è quello di, almeno una volta nella vita, trovare il tempo ed il coraggio per fare del volontariato. Che sia per tanto o per poco tempo, locale o internazionale, aiutare chi ne ha bisogno fa bene agli altri e a noi stessi. Non c’è nulla di più bello della sensazione di sapere di aver fatto qualcosa di bello per qualcun altro, di aver cambiato la vita in meglio – anche solo se di poco – per qualcuno che ne aveva la necessità. Alla fine spetta ad ognuno di noi cercare di rendere il mondo un posto migliore. Penso che, chi come me, ha fatto del volontariato sappia di cosa sto parlando, e per chi non lo ha mai fatto… mettetevi in gioco, ne vale la pena!

 

Monica Landoni

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