Verso il Primo Maggio

April 27, 2018

La festa dei Lavoratori: cos'è e perché difenderla

A pochi giorni dalla Festa nazionale dei Lavoratori (Primo Maggio) è lecito rinfrescare la memoria sulla sua lunga tradizione, leggendone diverse curiosità e dedicando qualche minuto della nostra giornata a una riflessione super partes che vada, per una volta, oltre le polemiche.

La storia

La Festa dei Lavoratori nasce a Parigi il 20 luglio del 1889. L’idea venne lanciata durante il congresso della Seconda Internazionale, riunito nella capitale francese, dove venne indetta una grande manifestazione per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore.

La scelta della data non è casuale: tre anni prima, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue e il primo maggio dello stesso anno fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò con quello che passò alla storia come il “massacro di Haymarket”, ossia una vera e propria battaglia che vide morire ben 11 persone.

Facendo qualche passo indietro nel tempo e tornando nella metà dell’Ottocento, possiamo ben ricordare che i lavoratori non godevano di molti diritti: erano costretti a lavorare anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo del lavoro.

 

Curiosità

  • Lo slogan ufficiale della protesta del primo maggio era “8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire”, coniato in Australia nel 1855 e condiviso da gran parte del movimento sindacale del primo Novecento.

  • Il primo maggio è festa nazionale nella maggior parte degli stati: i paesi dell’unione europea, ma anche Russia, Cina, Cuba, Messico, Brasile o Turchia. Ciò avvenne poiché, già a partire dall’anno successivo (nel 1890) il primo maggio divenne il simbolo delle rivendicazioni operaie e registrò un’altissima adesione in tutto il mondo, nonostante le risposte repressive di molti governi.

  • Ironicamente, sono proprio gli Stati Uniti a fare eccezione non adottando la giornata del primo maggio come festa nazionale: infatti, essi festeggiano il “Labor Day” il primo lunedì di settembre.

  • In Italia durante il ventennio fascista la celebrazione fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il cosiddetto “Natale di Roma” e nel 1947, quando si riprese a festeggiarlo in data primo maggio, la celebrazione venne repressa nel sangue a Portella della Ginestra.

Oltre le polemiche: perché difenderlo

Sarebbe da ipocriti negare il fatto che siamo quotidianamente bombardati da notizie negative riguardanti il mondo del lavoro, dai tassi di disoccupazione preoccupanti, agli abbassamenti salariali, all’incertezza sul futuro lavorativo tra i giovani, ai contratti part time, ai problemi riguardanti la maternità.

Alla vigilia del primo maggio, però, sarebbe giusto soffermarci a riflettere su tutte le ragioni sufficienti che abbiamo per unirci ai festeggiamenti della Festa dei Lavoratori.

Se la tradizione del movimento operaio non manifesta una ragione sufficiente, è possibile fare riferimento alle teorie del filosofo scozzese Adam Smith. Pur vivendo in una società diversa dalla nostra, la sua indagine appare ancora oggi pienamente giustificata: fu egli uno dei primi a dare particolare valore all’attività lavorativa, considerandola un’attività centrale per la sopravvivenza della società che, oltre ad essere il fondo che fornisce in origine ciò che consuma ad ogni nazione, ne scandisce un legame immediato con la politica. Inoltre, il diritto al lavoro esalta la libertà degli

individui nella scelta della propria attività da svolgere e, a sua volta, l’esercizio di tale libertà soddisfa il bisogno della società di poter fare affidamento sul contributo dei singoli.

Facciamo in modo che il primo maggio diventi un’opportunità per ricordarci perché vale la pena di difenderlo.

Fare di buon grado ciò che si può, e sopportare altrettanto di buon grado ciò che si deve.

(A. Schopenhauer, L’arte di essere felici)

 

Angela Gambuto

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