SULLA MIA PELLE. SULLA TUA PELLE. SULLA PELLE DI TUTTI NOI.

“Sono Cucchi Stefano, nato a Roma il primo ottobre 1978”

“Che ha detto?”

“Sì 78, scusi, non riesco a parlà tanto bene”

Sulla mia pelle è l’opera cinematografica che racconta la via crucis di Stefano Cucchi, interpretato da Alessandro Borghi. Selezionato come film d’apertura della sezione “Orizzonti” alla 75ª mostra Interazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, descrive l’ultima settimana di vita di un giovane geometra romano, morto all’età di 31 durante la custodia cautelare presso l’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Si tratta di uno dei casi di cronaca nera italiana più rilevanti dal punto di vista mediatico, che ha visto coinvolti alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Caeli e alcuni carabinieri.

Il film ripercorre gli ultimi giorni di vita di Stefano che vanno dall’arresto per detenzione di stupefacenti alla morte, causata dalle percosse subite. Un calvario che dopo quasi dieci anni vede il tragico caso ancora irrisolto.

Secondo i legali della famiglia Cucchi, Stefano fu picchiato violentemente ancor prima dell’udienza di convalida del suo arresto, dopodiché non fu né accudito né nutrito, bensì lasciato in balìa di un drammatico destino.

Tanti anni di processi, udienze, perizie, un centinaio di testimoni ma ancora nessuna verità a dare giustizia ad un giovane, morto per la crudele violenza di uomini di stato.

La storia di Stefano ha assunto grande visibilità mediatica e la sorella Ilaria, facendosi portavoce di tutte le morti assurde nelle carceri italiane, ha impattato fortemente sull’opinione pubblica. Lei stessa nell’aprile 2016 ha indetto una petizione per l’approvazione da parte del parlamento e del governo del reato di tortura nel nostro Paese.

Tutto ciò fa riflettere, è necessaria una legge affinché un essere umano tuteli il “rispetto fondamentale” – così come viene definito dall’Avvocato della famiglia Cucchi Anselmo – di un altro essere umano?

Una pellicola dura quella del regista Alessio Cremonini, che innesca in chi la vede una sensazione di rabbia mista a dolore. Chiara è la sua vocazione sociale, l’intento di denuncia al fine di risvegliare le coscienze, perché come recita Fabrizio Moro in una canzone dedicata proprio a Stefano Cucchi “La coscienza non dimentica”.

E fu così che l’11 ottobre 2018, un mese dopo l’uscita del film, il processo Cucchi subisce un’importante svolta:

l’agente Francesco Tedesco – uno dei cinque carabinieri imputati nel processo bis di primo grado – ha confessato e accusato altri due suoi colleghi per il pestaggio di Cucchi. Tassello vitale che si aggiunge ad un puzzle ancora da completare.

L’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine cammina di pari passo con il nome di Stefano Cucchi, vittima di una prepotenza eccessiva sfociata in un omicidio di Stato.

A causare il decesso fu una serie di ecchimosi, fratture e lesioni sparse principalmente su torace, schiena e viso del ragazzo, un corpo deturpato dalla ferocia di un branco di uomini diventati esecutori crudeli di una vita che non apparteneva loro.

Sulla mia pelle inizia mostrandoci sin da subito un corpo esanime, avvolto in un’oscurità che pervade ogni sceneggiatura, un buio da cui Stefano non si risveglierà più, un buio che fa quasi mancare l’aria, come se ci si sentisse in gabbia. La figura esile e segnata viene mostrata soltanto attraverso un piccolo spiraglio di luce che espone la natura dei lividi e dei segni che Stefano si porterà per sempre addosso.

Il susseguirsi dei giorni che porteranno al tragico epilogo viene percepito dallo spettatore come un rintocco dell’orologio della morte e ad ogni scena ci si chiede come sia possibile che una persona in buona salute possa ad oggi morire mentre è affidata nelle mani dello Stato.

Stefano era un tossicodipendente, magari spacciava droga e per questo avrebbe meritato una pena esemplare, ma non dimentichiamo che prima di tutto Stefano era un essere umano, un cittadino italiano, un figlio, un fratello, e quello che gli è successo sarebbe e potrebbe capitare a chiunque di noi.

Sulla mia pelle. Sulla tua pelle. Sulla pelle di tutti noi.

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