Oltre la disabilità: Perché non iniziamo a guardarci dentro?

Ieri é stata la Giornata Mondiale delle Persone con disabilità. La giornata é stata istituita nel 1981 con lo scopo di promuovere la piena inclusione delle persone diversamente abili e per la cessazione di ogni discriminazione e violenza. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite si è espresso ieri in favore di un mondo piu equo in cui i diritti delle persone con disabilita sono pienamente realizzati. Ogni anno la giornata riscuote attenzione mediatica, e improvvisamnte tutti diventiamo avvocati difensori dei diritti delle persone diversamente abili. Il lato assurdo della questione, secondo me, è che questa giornata esiste. È che ancora, dopo quasi 40 anni dalla sua istituzione, abbiamo ancora bisogno di ricordarci e ricordare che le persone con disabilita, in questo mondo frenetico, sono spesso lasciate indietro.


Già perche la condizione dei disabili è lungi dall’essere equa e il lavoro da fare verso la totale uguaglianza è tantissimo. Se prendiamo come esempio l’Italia, leggiamo che vi abitano circa 4.5 milioni di persone disabili, approssivativamente il 7% della popolazione, la maggior parte dei quali ha piu di 65 anni e risiede nel Sud Italia. I dati ci raccontano che in ogni campo della vita quotidiana i nostri disabili sono limitati da grandi barriere. A partire dagli svantaggi economici: non solo le famiglie con persone disabili a carico hanno spese molto maggiori rispetto alle famiglie piu fortunate, ma i vantaggi fiscali forniti dallo stato italiano non sono adeguati e fanno si che la maggior parte di queste famiglie si trovi in grave difficolta economica. Lo stato italiano riserva solo l’1,7% del PIL ai benefici economici per i disabili, quota al di sotto del 2% fissato dall’Unione Europea e non sufficente per rispondere ai bisogni di questa parte di popolazione. Ma i disagi non riguardano solo la situazione economica. I nostri disabili sono anche tendenzialmente meno educati, poiche sono limitati nell’accesso all’istruzione. Per quanto riguarda la salute inoltre, le persone con disabilita vivono in un grande disagio fisico e psicologico, fortemente aumentato dalla difficolta di accesso alle cure. Il 14% circa di questi individui rinuncia alle cure, a discapito del 3,7% del resto della popolazione. Tra gli anziani disabili inoltre, solo 1 su 10 si dichiara autonomo, mentre la maggior parte riscontra notevoli difficolta a svolgere le normali attivita quotidiane, come l’igiene personale o la spesa. Infine, sebbene vi siano diverse norme a regolamentare e facilitare l’accesso al mondo del lavoro per le persone con disabilità, solo il 3,5% risulta occupato, dato che evidenzia la grande mancanza di misure effettive volte alla migliore integrazione dei disabili nella vita sociale della comunità.


Tutto questo avviene prevalentemente per la lentezza amministrativa che fa si´ che le norme, esistenti, non vengano implementate o che non vi sia effettivo controllo. A cio´si aggiunge la scarsità di risorse messe a disposizione dagli enti pubblici per affrontare le criticità e gli ostacoli che impediscono alle persone disabili di accedere ad una vita normale. Anche secondo le Nazioni Unite, l’Italia non é un Paese a misura di disabile, non solo per via del mancato raggiungimento degli standard sociali ma anche per l’elevata presenza di barriere archittetoniche nel Bel Paese. Ancora una volta, sebbene non manchino dettagliate regole nazionali, le amministrazioni locali sono lente e faticano ad attuare le norme, o spesso, non considerano l’inclusione tra le priorità da considerare nell’approvare nuovi progetti archittetonici.


Insomma, l’Italia ha ancora bisogno di una Giornata Mondiale per le persone con disabilità. Questo forse, e prima di tutto, a causa di una barriera culturale e sociale. In questo mondo del politically correct, sembra che parlare di disabilità sia ancora un tabù. Ci è stato insegnato di guardare oltre alla disabilità, di considerare gli individui e non i loro problemi, ma questo ha fatto si´ che non siamo più in grado di farci domande sulla diversita´. Invece che guardare oltre, forse dovremmo guardarci dentro, senza timore. Invece che uno sguardo patetico o un sorriso finto, dovremmo imparare a parlare di piu´di chi e con chi è anche diverso, di chi ha altri bisogni e guardare le cose da un altro punto di vista, magari quello di una sedia a rotelle. Magari l’attenzione delle amministrazioni pubbliche riguardo a questo problema è scarsa perchè noi individui, noi comunità, non prestiamo attenzione al diverso e non consideriamo i problemi altrui. La società tutta dovrebbe muoversi verso l’integrazione, indignarsi davanti a nuovi edifici che non prevedono un accesso per le carrozine, sollecitare l’attenzione pubblica. Invece di esaltarsi al grido “no one behind”, forse dovremmo iniziare a prendere chi è più lento per mano e camminare insieme. In fondo il cambiamento parte anche da qui. Da una società che non deve essere più equa e più integrata, ma che vuole esserlo. Da una società che il 3 Dicembre non ha più una giornata mondiale da celebrare.

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