Decreto Sicurezza

January 2, 2019

Se nella vita comune si dice che a Natale dovremmo essere tutti più buoni e prodighi di Natale con il prossimo, sembra proprio che nel mondo della politica e dell’economia non si riesca ad uscire da una situazione di estrema competizione e di accanimento gli uni contro gli altri che non si ferma neanche in occasione delle festività. Il 28 novembre la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di conversione in legge, già approvato dal Senato, del decreto legge numero 113 del 4 ottobre 2018, il celeberrimo Decreto Sicurezza e Immigrazione del leader leghista e attuale Ministro dell’interno Matteo Salvini.

 

 

 


Tenendo fede alle promesse di fare qualcosa sull’immigrazione snocciolate in tempo di campagna elettorale, Salvini si è mobilitato per cercare di cambiare quello che ha per anni apostrofato come modello buonista e perbenista e che, a suo dire, sta lentamente rovinando il Bel Paese.
Chi si intende un minimo di marketing e di pubblicità potrà dire che già dal nome stesso della legge risulta un’astuta presa di posizione, il cui compito non è tanto quello di farsi percepire come una misura a tutela della sicurezza del popolo, quanto piuttosto quello di fomentare altro odio nei confronti del migrante, del diverso, bianco, nero, buono o cattivo che esso sia.
Già, perché una legge su sicurezza e immigrazione presume implicitamente che l’una sia nemica dell’altra, e guai se così non fosse: anni e anni di propaganda e di costruzione di programmi di partito sarebbero da cestinare immediatamente, e questo naturalmente non si può permettere. Il temibile nemico individuato in questi anni dalla Lega non potrà più chiamarsi Abdul o Ahmed di default, e chiaramente non potrà neanche tornare ad essere Ciro o Gennaro: non sia mai che il migrante all’interno dei confini del proprio stato sia da considerarsi diverso dallo straniero.
E questo, naturalmente, Salvini non se lo può permettere. Perché in un periodo storico dove la paura e l’odio, anzi più che l’odio, la frustrazione delle masse gestiscono l’afflusso di milioni e milioni di voto in tutto il mondo, e dove si teme che l’arrivo di una nuova anima possa per magia privare il cittadino di lavoro, diritti civili e denaro, aizzare la folla contro un nemico comune è semplice e redditizio. Ergersi sulle masse come un capitano di ventura pronto a difendere la patria dall’invasione è tornato di moda come nel 1848, ma a differenza di quanto avvenne all’alba della Primavera dei popoli, questa volta non ci si preoccupa di un reggimento armato di tutto punto che penetra nei confini nazionali, ma di giovani possibili lavoratori desiderosi di un futuro migliore in un altro paese, visto come la novella terra promessa.
E sì che noi italiani sappiamo bene cosa voglia dire essere migranti e venire etichettati come esseri inferiori, trattamento inferto a centinaia di esuli trapiantati negli Stati Uniti, in Argentina e in Venezuela -allora territorio fertile e ricco di belle promesse- in cerca della fortuna a loro negata dalla madrepatria. E sì che noi italiani sappiamo bene cosa voglia dire venir messi in quarantena come malati terminali, stipati in una minuscola baracca su un’isola prima di essere caricati su una barca e spediti nel centro occupazione più vicino e corrotto nei paraggi, cercando di comunicare a gesti o con le prime stentoree parole di una nuova lingua i propri dubbi e le proprie speranze a funzionari disinteressati per i quali eravamo null’altro che una sporca e malandata fonte di reddito e mazzette.
Purtuttavia, siamo stati noi italiani a percepire le nuove onde migratorie come un male del nuovo millennio e a chiedere a gran voce che il governo facesse qualcosa. E ora far diminuire l’immigrazione coincide con il far aumentare la sicurezza.
Dopo aver preso in esame il nome stesso del decreto e averne certificato l’incongruenza e l’incoerenza data la storia recente dell’Italia, passiamo ad analizzarne il contenuto.
In totale, il decreto -ora legge- è composto da 40 articoli, divisi in due macro settori, uno relativo alla sicurezza e uno per l’appunto all’immigrazione che ci proponiamo ora di analizzare.
La parte relativa alla sicurezza, dal titolo “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa” si occupa di regolare argomenti riguardanti la sicurezza urbana e la lotta al terrorismo e alle mafie.
 

Nella fattispecie, per la sicurezza urbana, il testo prevede:

  • Piano nazionale sgomberi: Vengono stabilite le modalità di ricognizione delle situazioni di occupazione illecita di immobili. Entro 60 giorni dalla stessa, bisognerà definire dei piani provinciali per l’esecuzione dei provvedimenti di sgombero, che possono ricorrere all’impiego, qualora necessario delle forze dell’ordine.

  • Invasione arbitraria di edifici: Per chi invade indebitamente terreni o edifici altrui al fine di abitarli o di trarne profitto sono previste pene severe, con la reclusione fino 1 4 anni congiunta ad una multa variabile dai 206 ai 2.064 euro a seconda del numero di persone coinvolte nel reato e se nello stesso è stata commessa della violenza.

  • Stanziamenti straordinari per i corpi di Polizia di Stato e Vigili del Fuoco: A partire dal 2018, anno di entrata in vigore del provvedimento, saranno aggiunti fondi ulteriori per polizia e vigili del fuoco. Nella fattispecie, nell’anno corrente sono stati stanziati 16 milioni di euro, mentre negli anni dal 2019 al 2025 l’incremento sarà di 50 milioni annui, così ripartiti: 38 milioni di euro extra andranno alla Polizia di Stato, mentre 12 saranno destinati ai vigili del fuoco.

  • DASPO urbano: Al fine di incrementare il potere dei sindaci, dei prefetti e dei questori, il decreto prevede la possibilità dei DASPO urbani per bandire dalle vicinanze di una città -o da alcune zone della stessa- persone che potrebbero mettere a rischio l’”ordine pubblico e il decoro urbano”.
    Ma non abbiate timore, è ancora possibile introdurre mazze e sacchi pieni di urina negli stadi, come anche investire tifosi all’uscita degli stessi senza incorrere in nessuna sanzione. Del resto si sa, fa più scalpore il senzatetto sorpreso a deturpare il paesaggio dormendo su una panchina nel parco della persona benestante che fracassa con una spranga il cranio di un concittadino al termine del derby.

  • Taser: Per i comuni con più di 100.000 anime sarà possibile avviare un periodo di sperimentazione di armi ad impulsi elettrici, altresì noti come taser, da parte della polizia municipale, al fine di garantire un controllo più efficace dell’ordine pubblico. Trascorsi i 6 mesi di prova, nei quali il personale deputato all’uso dovrà essere appositamente formato, sarà poi il comune a decidere se dotarsi in pianta stabile dei taser.
    Già immagino i vari George Orwell, Ray Bradbury, Aldous Huxley e Philip Dick intenti a fregarsi le mani per aver introdotto provvedimenti simili nei loro romanzi distopici oltre mezzo secolo fa. Eppure, neanche nelle notti più insonni a rimuginare su scenari orridi con l’unica consolazione di una bottiglia di scotch e una penna sulla scrivania, i fantasiosi scrittori avrebbero mai pensato che uno scenario con un corpo di polizia cospicuo e dotato di armi in grado di infliggere dolore a distanza e senza lasciare segni sul corpo -e quindi non denunciabile in casi di abuso di potere- potesse diventare realtà. Neanche la libertà di usare il manganello tanto cara ai nostalgici di un periodo buio della storia italiana era mai arrivata a tanto.

Si tratta di norme auspicate da una buona fetta della popolazione quanto osteggiate dal resto, in quanto spesso potrebbero colpire fasce meno abbienti, ma pur sempre non criminali della popolazione. Si pensi ad esempio ad anziani senzatetto che trovano ripario dalle intemperie in immobili decadenti e abbandonati di proprietà demaniale o addirittura vacante. In un’eventualità del genere, sfrattarli con l’uso della forza li condannerebbe quasi certamente a morte certa. Legale? Certamente. Giusto? Ho qualche perplessità. Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame.
Sulla necessità di investire ulteriori fondi nell’assunzione di membri delle forze dell’ordine invece di destinarli alla sanità e alla ricerca scientifica si può discutere ampiamente, ma cercherò di essere il più coinciso possibile. Entrambe le scelte creano effettivamente occupazione, ma mentre una si limita a “sistemare” per anni la situazione economica delle persone, l’altra permette di sviluppare metodi e processi per facilitare non solo la vita dei beneficiari diretti, ma anche del resto della comunità. Non solo, all’aumentare del benessere della comunità diminuiscono il tasso di criminalità e di ghettizzazione dei quartieri, rendendo di fatto meno necessario l’ampliamento delle forze dell’ordine e favorendo un miglioramento delle condizioni di vita degli stessi, spesso costretti ad orari di lavoro disumani per stipendi miseri.

Più giusto cercare di fare qualcosa per combattere attivamente il terrorismo e la criminalità organizzata, quest’ultima soprattutto da sempre grande problematica dell’Italia. Ecco cosa prevede a tale proposito la legge:
Sul terrorismo:

  • DASPO per i sospettati di terrorismo: Il DASPO dalle manifestazioni sportive viene esteso anche ad altri tipi di luoghi pubblici, quali mercati, fiere e spettacoli per chi è sospettato di essere affiliato ad organizzazioni terroristiche o addirittura in preparazione di un attentato.

  • Istituzione del reato di blocco stradale: Viene introdotto il reato di blocco stradale per chi ostruisce volontariamente una strada -o parte di essa- o i binari di una ferrovia provocando disagi alla circolazione.

  • Controlli sul noleggio di tir e furgoni: Al fine di prevenire l’utilizzo di simili mezzi per attentati, prima di noleggiare un veicolo bisognerà fornire ad un apposito centro elaborazione dati i documenti di identità e i dati identificativi del richiedente. Qualora dovessero emergere situazioni di potenziale pericolo, il Centro elaborazione dati provvederà a segnalare il sospetto alle forze dell’ordine.

Sulla lotta alla criminalità organizzata:

  • Contrasto alle infiltrazioni mafiose: Prevista la nomina di un Commissario Straordinario qualora un prefetto dovesse segnalare delle situazioni anomale o il sospetto di condotte illecite.

  • Sequestro e confisca dei beni: In caso di confisca di beni immobili ad un’organizzazione criminale, si potrà dare detto bene immobile in affitto a famiglie in condizioni di disagio. L’acquisto degli stabili confiscati è però aperto anche ai privati, decisione questa che è stata molto criticata dalle associazioni antimafia perché agendo così si rischia di facilitare il riacquisto dei bene sequestrati da parte di famiglie vicine e/o associate alla mafia.

Sorvolando sullo spettro del possibile riacquisto di beni sequestrato da parte dei mafiosi stessi che continua ad aleggiare sulla vicenda, è giusto che siano stati presi provvedimenti per combattere il crimine organizzato, e si spera che si possa continuare ad insistere sulla stessa strada per sconfiggere definitivamente questa piaga sociale.
Allo stesso modo è però doveroso sottolineare come non ci si possa limitare a misure marginali per contrastare organizzazione molto potenti, e come urga insistere affinché al tema della lotta alle mafie sia dedicata più attenzione anche a livello mediatico ed ufficiale, invece di insistere su argomenti meno scomodi ma con più appeal quali immigrazione e contrasti con l’Unione Europea.

Passiamo ora ai punti salienti della parte più discussa della legge, quella relativa all’immigrazione che tanto scalpore ha destato nei mesi passati. I provvedimenti sono numerosi e così strutturati:

  • Revoca dello status di protezione internazionale: Estensione della lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria. Tali reati possono essere ad esempio minaccia o violenza a pubblico ufficiale, furto -aggravato, in abitazione o con strappo-, lesioni personali gravi o gravissime, omicidio, gravi reati di droga. La domanda potrebbe inoltre essere sospesa qualora il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei suddetti reati; in caso di condanna definitiva, ovviamente, scatterebbe il diniego dell’asilo. La protezione internazionale viene inoltre ritirata nel caso in cui il rifugiato torni, anche temporaneamente, nel suo paese d’origine.

  • Cambiamenti sul permesso di soggiorno umanitario: Sinora tale permesso, previsto dal Testo unico sull’immigrazione, concedeva la possibilità di richiedere lo status di rifugiato a persone che presentavano motivi sufficientemente validi quali la fuga da emergenze -quali conflitti o calamità- o eventi di particolare gravità. Inoltre la protezione vigeva anche per cittadini stranieri che non potevano essere rimpatriati perché sarebbero andati incontro a persecuzione nel loro paese d’origine -vedasi l’articolo 19 della legge sull’immigrazione-. Tale permesso aveva una durata variabile dai sei mesi ai due anni ed era rinnovabile.
    Con l’introduzione del decreto Salvini invece decade la possibilità di richiedere tale permesso; sarà invece introdotto un permesso di soggiorno per alcuni casi speciali, di protezione sociale, motivi di salute e gravi calamità nel paese d’origine.
    Restano quindi esclusi tutti quei motivi il richiedente rischi condizioni disumane e degradanti al rientro in patria; a ragione il Consiglio Italiano per i Rifugiati sostiene che “un’eventuale assenza di tutela per questi casi comporterebbe ipotesi di incostituzionalità, nonché di violazione dei trattati internazionali.”

  • Trattenimento nei centri per il rimpatrio: Il tempo massimo per cui gli stranieri possono essere trattenuti -vale a dire obbligati a rimanere- nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) viene esteso da 90 a 180 giorni.

  • Trattenimento negli hotspot e ai valichi di frontiera: I richiedenti asilo possono essere trattenuti per un massimo di giorni trenta negli hotspot e nelle strutture di prima accoglienza (Cas e Cara) al fine di accertarne l’identità. Qualora dopo i trenta giorni l’identità del richiedente non sia stata accertata, è allora possibile trattenere il richiedente nei CPR per un tempo massimo di 180 giorni -in precedenza 90-. La misura, applicabile anche ai minori, ha destato delle forti preoccupazioni in quanto trattenere dei richiedenti asilo per 210 giorni senza che abbiano commesso alcun reato potrebbe essere un provvedimento troppo severo.
    Qualora non vi sia posto abbastanza nei CPR, inoltre, l’articolo 4 prevede che i richiedenti asilo possano essere trattenuti negli uffici di frontiera su richiesta del questore, previa autorizzazione del giudice di pace, prima di essere rimpatriati.
    In caso di necessità, il giudice di pace può autorizzare la permanenza dei richiedenti in “locali idonei” per un massimo di 48 ore fino all’esecuzione del rimpatrio.
    Non vi è ulteriore specificazione di quali questi locali possano essere, né garanzia che i richiedenti vengano trattati dignitosamente e non siano vessati prima di essere rimpatriati.

  • Revoca della cittadinanza: Se una persona viene ritenuta pericolosa per lo stato, è ora possibile revocare la cittadinanza a seguito di reati collegati al terrorismo. Analogamente, si può rigettare la domanda di cittadinanza di cittadini stranieri che hanno sposato un cittadino o una cittadina italiana.

  • Fondi per la gestione dell’immigrazione e per i rimpatri: Diminuiscono i fondi destinati alla gestione dell’immigrazione sul suolo italiano, mentre aumentano quelli destinati ai rimpatri. Per questi ultimi, sono stati stanziati 500.000 euro per il 2018, 1,5 milioni per il 2019 e 500.000 euro per il 2020. Secondo le stime, il costo di un rimpatrio -quando possibile e permesso dai trattati internazionali che regolano i rimpatri- si aggira tra i 4.000 e i 10.000 euro, quindi la cifra messa a disposizione dal governo permetterebbe l’espulsione di circa 900 persone in più nell’arco di tre anni.

  • Patrocinio gratuito: Qualora la richiesta di protezione umanitaria di un migrante sia ritenuta inammissibile, egli non potrà usufruire di patrocinio gratuito.

  • Depotenziamento dello Sprar: I piccoli centri che ospitano migranti potranno accogliere solo minori non accompagnati e individui a cui è stata già garantita protezione internazionale, e non più i richiedenti asilo come avveniva in passato.

Numerosi punti sono stati e sono tuttora oggetto di critiche da parte di giuristi e membri di organizzazioni non governativi. Oltre alla possibilità di revoca della cittadinanza, il dibattito si concentra principalmente sul depotenziamento del sistema Sprar e sul rischio che il decreto moltiplichi il numero di stranieri irregolari in circolazione sul suolo italiano.
Il ridimensionamento dello Sprar in favore di grandi centri lontani dalle città che offrono solamente servizi essenziali -centri CARA- rischia di generare fenomeni di discriminazione e ghettizzazione, rendendo l’integrazione praticamente impossibile.
Il secondo punto è ancora più controverso: l’attuale legislazione permette ora la revoca di diritti e la perdita dello status di rifugiato per numerosi individui, ma i fondi stanziati non sono a sufficienza per organizzare un numero sufficiente di rimpatri. Ciò implica che una porzione sostanziale di stranieri sarà costretta a rimanere sul suolo italiano senza poter essere rimpatriata, senza documenti e senza godere di alcuna tutela. Tale situazione, oltre a essere lesiva per loro in primo luogo, inficia negativamente sull’intera comunità: l’integrazione sociale viene estremamente compromessa, e aumenta il rischio che costoro, non potendo guadagnarsi da vivere onestamente, ricorrano a mezzi criminali quali il furto e lo spaccio.
Conseguenze immediate: effetto ghetto, perdita economica per la comunità e vagonate di odio riversate sugli stranieri, spesso del tutto ingiustificate e che fomentano ulteriore odio, dando origine ad un circolo vizioso di violenza e discriminazioni.
Vale davvero la pena di sacrificare anni e anni di lotte per i diritti universali dell’uomo per tornare indietro di decenni a tempi bui nei quali il migrante era visto come una piaga da estirpare, ponendoci stavolta nei panni di quelle vittime che, una volta diventate carnefici, sfogano tutta la loro frustrazione su chi, più derelitto, non può difendersi?
Vale davvero la pena di rinnegare così i principi fondamentali della nostra coscienza, della nostra umanità, per mettere a repentaglio il futuro e le speranze di chi ha avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo, privo dei privilegi che a noi sono stati concessi?
Vale davvero la pena di dimenticare che tutti quelli che vogliamo privare della possibilità di sperare in un destino migliore in Italia, proprio come noi, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo?

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