La “serenità” di Leopoldo Lopez nel Venezuela di Nicolas Maduro

January 25, 2019

Se il nostro mondo assomiglia sempre più a un ospedale affollato da Paesi-malati assuefatti alla violenza verbale e fisica; il Venezuela governato negli ultimi anni da Nicolas Maduro è sicuramente uno dei pazienti nelle condizioni più devastanti. Secondo la Ong messicana Seguridad, Justicia y Paz nel 2017 ben quattro delle dieci città più pericolose al mondo sono state venezuelane. SI tratta di Maturín, Ciudad Guayana Valencia e Caracas che, oltre a essere la capitale, è anche la città più violenta in assoluto con oltre 130 omicidi ogni 100mila abitanti. Questa situazione è dovuta alla crisi economica e sociale che da anni attanaglia il Venezuela e a cui il regime dittatoriale di Nicolas Maduro ha risposto con il pugno di ferro reprimendo nel sangue ogni possibile dissenso al pari di un cane che non molla la pezza anche a costo di lacerarla irreparabilmente. Un’immagine non così sproporzionata se si pensa alla sua decisone di rimanere al potere, nonostante la fine del mandato costituzionale, il 10 gennaio di quest’anno. In questo scenario, quasi apocalittico, in cui la crisi socioeconomica ha portato a un’emigrazione di massa tale da costringere più volte i vari Stati confinanti a chiudere per brevi periodi i confini; leggere il libro di Leopoldo Lopez Chi si stanca perde. Diari dalla resistenza venezuelana stupisce e al tempo stesso, in qualche modo, rassicura. Lopez è uno degli avversari politici più carismatici della dittatura venezuelana, avendo fondato nel 2009 il partito d’opposizione Voluntad Popular, ed è stato per questo imprigionato nel 2014 da Nicolas Maduro che con un processo farsa l’ha condannato a 13 anni di reclusione. Chi si stanca perde. Diari dalla resistenza venezuelana non è altro che il diario tenuto da Lopez durante la sua prigionia politica e nel leggerlo si rimane basiti per due motivi: il caos e la crisi dilagante che degrada la popolazione non solo nei suoi beni materiali, ma anche inevitabilmente, nei suoi costumi e soprattutto il “candore” con cui Lopez racconta di essersi consegnato al regime e di continuare a sopportare tutte le pene che i suoi carcerieri gli infliggono. In questa specie di “pazza” serenità Lopez dice di seguire l’esempio del suo ispiratore Nelson Mandela che come lui puntava a riunire gli oppressi e gli oppressori del suo Paese per costruire uno Stato migliore piuttosto che a continuare un conflitto fra “noi” e “loro”. Mentre scriviamo non sappiamo quali saranno gli sviluppi di questa ennesima crisi istituzionale, ma sapere che, in un contesto di conflitto così drammatico e nelle sue difficili condizioni personali, un oppositore come Leopoldo Lopez abbia anche solo scritto e pensato a un futuro in cui i venezuelani potranno esprimersi liberamente e collaborare assieme per risanare il proprio Paese, ci fa avere un briciolo di ottimismo e non solo per i venezuelani, ma per la razza umana.

 

 

 

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