SERVO, Lat. servum, schiavo.

February 19, 2019

 

IL 19 FEBBRAIO 1861 VENIVA LIBERATO, IN RUSSIA, L'ULTIMO SERVO DELLA GLEBA:

AD OGGI, SOLO IN ITALIA, NE RISULTANO OLTRE 100.000. 

 

Ci sono ricorrenze che vengono celebrate, giorni che rimangono impressi nella storia, e altri, invece, che hanno bisogno di essere ricordati e rispolverati.

Il 19 febbraio è un giorno che dovrebbe essere celebrato, poichè proprio in tale data, nel 1861, venne abolita in Russia la figura (giuridicamente riconosciuta, legalmente esistente) del servo della gleba. 

La Russia era l'ultimo paese, tra quelli considerati moderni, ad avere ancora tra le proprie forme di lavoro, quella della servitù. 

I servi della gleba non erano schiavi: non erano vincolati a fornire qualsiasi prestazione al padrone del terreno, bensì soltanto quelle ben determinate obbligazioni correlate proprio alla coltivazione e al mantenimento del terreno.

Dunque, a differenza degli schiavi, i servi della gleba potevano sposarsi, lasciare un'eredità, essere legittimi proprietari di beni mobili ecc..

Tuttavia, proprio come gli schiavi, questi erano costretti alla loro condizione di subordinanza indiscussa dalla nascita, a causa della loro condizione economica e sociale, e non potevano, senza la volontà del padrone, liberarsene.

Non potevano spesso liberarsene nemmeno con la volontà del padrone poichè, senza quel lavoro, seppur misero, sarebbero morti di stenti. 

 

Ma veramente, nei Paesi civilizzati, la figura del Servo della Gleba è scomparsa il 19 febbraio 1851?

 

Spostiamoci in Italia, che, al contrario della Russia, fu il primo Paese ad abolire la figura del servo della gleba (nel 1257).

Nel nostro paese, nel 2017, circa 100.000 lavoratori venivano sfruttati nel settore dell'agricoltura, il 20% dei quali è di nazionalità italiana, ed il rimanente 80% è composto da immigrati. 

Questi dati, forniti dal Modern Slavery Index 2017, a cura del centro studi britannico Verisk Maplecroft, raccontano di una situazione tragica in cui i lavoratori considerati "vulnerabili", poichè provenienti da situazioni economiche e sociali partiolarmente gravose, accettano di (o talvolta sono costretti a) svolgere mansioni durissime in una condizione definibile come "schiavitù". Ciò accade tanto nelle vaste coltivazioni del sud, quanto nelle pregiate e rinomate vigne del nord. 

 

Non è una caratteristica esclusiva dell'Italia: dal rapporto, emerge che in 20 dei 28 Paesi Membri continuino ad esistere, di fatto, i servi della gleba: schiavi moderni dell'agricoltura e della povertà.

 

Ma questi numeri appaiono peanuts se vengono comparati con quelli (sempre ottenuti dal Modern Slavery Index 2017)dei Paesi in via di sviluppo o sottosviluppati:

  1. Corea del Nord: il 4,37% della popolazione è costretta ad una forma moderna di schiavitù;

  2. Uzbekistan: il 3,97% della popolazione è costretta ad una forma moderna di schiavitù;

  3. India: l'1,4% della popolazione è costretta ad una forma moderna di schiavitù;

  4. Pakistan: l'1,13% della popolazione è costretta ad una forma moderna di schiavitù;

  5. Russia: lo 0,73 % della popolazione è costretta ad una forma moderna di schiavitù.

 

 

D'altra parte non basta di certo elimiare una tipologia di rapporto, di "contratto", dal ventaglio di quelli disponibili per eliminarla anche nei fatti: sebbene non sia più possibile assumere una persona come "servo della gleba" è sicuramente possibile, senza adeguate norme sanzionatorie e controlli, trattarla come tale.

 

Come emerge dallo studio le cause della schiavitù possono essere individuate principalmente in due categorie: tratta di esseri umani ed estrema povertà. 

Se è vero che la schivitù moderna è presente anche in Europa, è innegabile che qui sia un problema molto meno presente rispetto ad altri paesi: oltre il 65% degli schiavi si trova infatti in Asia. 

 

È inutile dire che queste due condizioni sono spesso generate dalle Guerre, o sono il risultato di decenni di sfruttamento e di malagestione dei territori d'oltremare da parte dei Paesi più ricchi. Proprio questi Paesi, così definiti "civilizzati", dovrebbero pertanto intraprendere politiche più rigide ed attente, volte a combattere il commercio degli esseri umani, in modo tale da abolire, veramente e concretamente, la servitù della gleba. 

 

Come ci insegna la nostra bellissima Costituzione, i diritti non vanno solo riconosciuti, vanno anche garantiti: bisogna cioè agire, intraprendere politiche attive per combattere la schiavitù, perchè lo sfruttamento, che sia cagionato dalla fame o dalla costrizione, è, in entrambi i casi, abominevole ed inaccettabile.

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