Ambiente sostenibile: diritto umano o dovere civile?

Durante un recente meeting del World Economic Forum, pesanti preoccupazioni sono emerse sul futuro del nostro pianeta. Al centro di queste discussioni, protagonista è stato il cambiamento climatico e l’inquinamento. Secondo gli esperti presenti, nel futuro prossimo dobbiamo aspettarci sempre più violenti fenomeni climatici che andranno a danneggiare sempre di più le nostre città e metteranno sempre più a rischio la nostra salute e il nostro benessere. A titolo esemplificativo, solo nel 2018 abbiamo avuto circa 30 milioni di persone in condizioni di emergenza a causa delle estreme condizioni ambientali, basti ricordare gli uragani Florence e Michael che hanno devastato buona parte del Sud degli Stati Uniti o le inondazioni in Africa e India.

La questione dell’inquinamento e dell’abuso di risorse non riguarda solo lo stato di salute del pianeta, ma anche dei suoi abitanti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento è responsabile di circa 4 milioni di morti l’anno in Africa, dove gli abitanti sono più esposti a tecnologie poco sostenibili e probabilmente tossiche. Ma tra le varie problematiche legate alla salute non vi sono solo i decessi: significa anche un mondo più sporco. Emerge poi la questione dei paesi più svantaggiati: diversi report internazionali sottolineano già come gli effetti del danneggiamento ambientale siano maggiori nelle popolazioni più vulnerabili, ovvero più povere, più deboli e di conseguenza più esposte. Per questo, ignorare la questione ambientale significa anche negare l’accesso ai diritti umani fondamentali, in particolare quello della salute.



Infografica dell'OMS sull'inquinamento



Infatti, secondo la Convenzione dei diritti Umani, “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”(Art. 25). Il singolo ha diritto quindi di vivere in un ambiente sostenibile in cui può tutelare la sua salute e sicurezza. Eppure, il cambiamento climatico ha effetti negativi sul diritto di accesso alla salute, ad un’abitazione, al nutrimento e all’acqua e tali effetti non faranno altro che amplificarsi all’aggravarsi della questione ambientale.

Chiaramente, è responsabilità dei governi occuparsi di portare nelle agende politiche sempre più azioni volte alla salvaguardia della terra e dei suoi abitanti ed è compito delle organizzazioni internazionali spronare gli stati membri ad azioni coordinate ed efficaci, volte a combattere l’inquinamento. E infatti, negli ultimi anni, sono stati molti gli accordi internazionali firmati alla ricerca di strategie comuni, come l’Accordo di Parigi del 2015 in cui diversi stati si impegnarono a ridurre le emissioni e a decarbonizzare l’economia (non tutti, qualcuno si lamenta ancora della non sussistenza dei fatti...!). Diversi in Europa e nel mondo hanno anche intrapreso singole iniziative, come l’Olanda, che fa spesso sentire la sua voce fuori dal coro riguardo all’utilizzo delle automobili, o le molteplici politiche contro un eccessivo consumo di plastica.

Allo stesso tempo, ognuno di noi è responsabile di tenere pulito il proprio pianeta, di consumare in maniera sostenibile, di limitare l’utilizzo della plastica, di muoversi limitando l’uso dell’automobile. Ognuno di noi è responsabile di prendere consapevolezza dei fenomeni che ci circondano e di agire di conseguenza, tenendo ben presente che essere indifferenti nei confronti dell’ambiente significa anche essere indifferenti riguardo i diritti umani fondamentali. Ogni volta che protestiamo contro l’imposizione di limiti di velocità in Germania, che ci lamentiamo perché dobbiamo pagare i sacchetti della frutta in Italia, o ci oltraggiamo per la tassa di registrazione dell’auto in Belgio, facciamo parte del cambiamento climatico e dell’aggravarsi della situazione dei diritti umani mondiali. Fa parte del nostro essere civili e umani impegnarci per il rispetto della natura e delle sue regole. La singola imposizione da parte del governo di regole generali non è e non sarà sufficiente per ritornare ad un ambiente pulito e vivibile, per questo ogni individuo ha il dovere morale e civile di contribuire alla causa. Solo da un cambiamento individuale potremo ispirare una transazione collettiva verso la sostenibilità.

L’ambiente è una condizione necessaria per godere dei diritti umani, per questo è cruciale che tutti noi identifichiamo buone pratiche e diveniamo ambasciatori della natura, promuovendo un’educazione ambientale e unendo le forze per il rispetto del nostro prossimo. Informando il nostro circolo di amicizie, supportando le azioni politiche e consumando con consapevolezza ci rendiamo partecipi del cambiamento e facilitiamo il pieno godimento di diritti umani da parte di tutti. Non solo il diritto di accesso alla salute, ma anche quello di partecipare alla vita politica e sociale, il diritto di non essere discriminati, il diritto di godere di una vita culturale, sono tutti interconnessi con la situazione ambientale e possono essere goduti solo in una situazione sostenibile.

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