Friday For Future: Non c’è un pianeta B!

Greta Thunberg, una ragazza svedese di soli sedici anni, ha ispirato il nuovo movimento degli studenti per chiedere ai governi di intervenire contro il global warming.

Potrebbe essere l’inizio di un film invece è proprio realtà (che fortuna aggiungerei!): milioni sono i giovani che ieri 15 marzo in 182 piazze di tutti i continenti hanno fatto sentire la loro voce per invitare le istituzioni ad intervenire con politiche più incisive contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

L’idea nasce in seguito ad un’estate particolarmente calda in Svezia, in cui Greta, che non è solita starsene con le mani in mano, si concede qualche giorno di pausa dalla scuola per chiedere in prima persona che qualcosa venga fatto.

E così in prossimità delle elezioni politiche, la ragazzina dalle lunghe trecce bionde e dagli occhi vispi, decide di recarsi ogni giorno davanti al parlamento a protestare con uno slogan ben chiaro “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero scolastico per il clima”).

Dopo le elezioni del 9 settembre, Greta torna sui banchi di scuola ma la sua protesta non può e non deve finire in pochi giorni così il venerdì smette di essere per lei un normale giorno scolastico.

Nasce così il #FridayForFuture.

La ragazza seduta con i cartelli scritti a mano sulle scale del Parlamento diventa sempre più interessante per i media locali e, superando pian piano i confini della Svezia, il suo volto inizia ad apparire su televisioni e giornali di mezzo mondo.

La sua protesta diventava così fonte d’ispirazione di migliaia di studenti che, nelle proprie città, sempre di venerdì chiedevano un’azione urgente a tutela dell’ambiente per un futuro migliore.



Tante singole manifestazioni fino ad arrivare a ieri 15 marzo, giornata che passerà alla storia della lotta per il clima.

Greta è stata la miccia che serviva per far esplodere un qualcosa di strabiliante che ha abbracciato il mondo intero.

Milioni sono stati gli studenti scesi nelle piazze delle proprie città a lottare e combattere per un mondo realmente vivibile, sano e giusto.

Una protesta che ha coinvolto tutti i continenti e più di cento Paesi, comprese le città di nazioni tra le più inquinate al mondo come l'India, la Cina, la Russia e paesi dell'America Latina.

È il momento di agire, non si può più aspettare. Il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato a conferma di quanto la Terra si stia scaldando, anche a causa delle sempre maggiori emissioni di anidride carbonica.

Il maxi-sciopero di giovani ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il cambiamento climatico e i rischi a cui l’umanità andrebbe incontro se non s’intervenisse rapidamente per scongiurarne i devastanti effetti.



Una folla colorata e piena di speranza quella che ha invaso le nostre piazze con cartelloni e striscioni scandendo come slogan “Il nostro futuro è nelle nostre mani”, ma anche puntando sull’ironia “Salviamo il nostro pianeta: è l’unico in cui esiste la cioccolata”, finendo con “Vogliamo respirare il nostro futuro”. Sì.

È proprio così, vogliamo respirare il nostro futuro a pieni polmoni e per questo ci auguriamo che il Friday for Future sia solo l’inizio di un qualcosa che vada ben presto oltre e che possa diventare la Week for Future, 7 giorni su 7.

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