Real men are feminists! No, grazie

April 10, 2019

Caro uomo (adulto di genere maschile, ndr) femminista,

Questa lettera è per te.

Per te che ci credi che io e te dovremmo essere uguali, che il rispetto non dovrebbe dipendere dalla presenza o meno di un pene nei nostri pantaloni, che il salario si paga sulla performance e non sul genere. Per te che ti stiri i tuoi vestiti, che non ti aspetti di trovare la cena pronta solo in quanto fidanzato, marito o padre, che non fischi quando sono fuori da sola con il cane e che non mi chiami tesorino quando mi scrivi le mail solo perché sono bionda.

Prima di tutto grazie, non nego che il tuo impegno sia comunque un passo avanti.

Eppure, ho deciso di scriverti dopo un evento in particolare che mi ha spinto a riflettere sulla questione di genere. L’8 marzo mi trovavo infatti nel mio ufficio femminista, il cui 70% è composto da donne, ad autoproclamarci indipendenti, noi donne di mondo, noi donne in carriera, noi che possiamo permetterci di essere single e non avere figli (o non possiamo?), noi donne colte, educate, emancipate, festeggiando con croissant e con il nostro salario alla pari le battaglie di genere insieme ai nostri direttori (tutti uomini, ndr).  Sul gruppo di Whatsapp un continuo scambiarsi di messaggini di auguri e foto, una tra tante ha attirato la mia attenzione: un manifesto della Seconda Guerra Mondiale, rivolto ai militari e lavoratori uomini con lo scopo di risollevar loro il morale, che ritrae una donna, molto muscolosa e in una posa per nulla femminile, con un messaggio: “We can do it!”.

 

Ma possiamo fare cosa esattamente? Vestirci da maschietto, ruttare, risolvercela a cazzotti? È davvero questo il femminismo? Pensavo che a questo punto dovremmo più lavorare sul rispetto e l’elogio della diversità. E lì in ufficio, con la mia brioche fragrante in mano, pensavo: ma gli uomini, in questa battaglia, dove sono? Cosa pensano?

E quindi mi rivolgo direttamente a te, mio caro uomo femminista. In tutto questo mondo di ingiustizie, tu cosa pensi?

Perché certo, ti dichiari femminista. In fondo, da qualche tempo a questa parte essere femministi è trendy. Qualche tempo fa l’immagine di uomo che regge un cartello “real men are feminists” ad una manifestazione è diventata virale, come simbolo di alleanza, come simbolo di incontro tra due mondi, che finalmente, iniziano a collaborare. Molto bello.

 

 

Infatti, siete sempre più a dichiararvi femministi e ad aderire al movimento, ma spesso mi chiedo quanto questa non sia una partecipazione superficiale e un po’ dovuta ad una battaglia che non credete vostra.

Mi chiedo spesso se non stiate (e stiamo) osservando la situazione dal punto di vista sbagliato. Se forse non dovremmo iniziare a concentrarci sul maschilismo, se forse non dovreste esercitarvi a difendere il vostro sesso da usurpatori che riducono l’uomo ad un essere in balia di istinti animaleschi e molto poco elegante.

Sto parlando del fatto che potreste essere voi la fonte del problema e quindi, forse, anche la possibile soluzione. E non intendo di lanciare il messaggio occupandovi delle faccende domestiche, questa dovrebbe essere una discussione tra coniugi. È senz’altro una buona azione, è molto bello vedere che vi occupate della famiglia, ma questo dovrebbe trattarsi di buon senso e di rispetto per la vostra stessa intelligenza il decidere di non sposarvi per avere una cameriera.

Mi sto riferendo al senso più profondo ed intrinseco di rispetto: avete mai provato ad identificarvi? Come vi sentite quando una ragazza che corre al parco viene fischiata come una cagna (si´, fa male) per il suo “bel culetto”? Come vi sentite quando il vostro capo arriva in ufficio e vi stringe la mano mentre alla vostra collega bacia la guancia? Quante volte vi fate una risata quando un vostro amico nel vedere una bella ragazza con una gonna molto corta la identifica come “puttanella”?

Se vi sentite almeno un po’ imbarazzati da queste domande, se vi sentite almeno un po’ inorriditi, forse allora dovremmo parlare di maschilismo. Invece che sentirvi eroi perché preparate la cena, perché non iniziate a difendere il vostro stesso genere da questi individui che si permettono di ridurvi a predatori e poco più e dimostrare che siete più di questo? Quando proverete a non identificarvi in quegli uomini per cui una ragazza è solo corpo e a dichiarare che siete anche in grado di apprezzare una conversazione interessante, una cena romantica, che in fondo anche se ha un bel fondoschiena vorreste prima conoscerla?

Mi chiedo in tutta ingenuità, se non sarebbe più facile ottenere risultati tangibili in questa lunga battaglia, se voi vi prendeste parte per davvero. Dopo anni di volontariato, ho conosciuto l’importanza ed i benefici derivanti dalla cosiddetta “peer education”- educazione tra pari- dove persone di uno stesso gruppo o categoria che hanno ricevuto un’adeguata formazione spiegano ad un gruppo di simili un determinato argomento, facendo leva su principi di similarità ed influenza sociale per passare un messaggio in maniera più efficace e partecipativa. Ebbene, sono profondamente convinta che inizieremo a vedere la svolta nella questione di genere solo quando gli uomini si sforzeranno di educare i loro pari, perché sono sicura che se qualcuno di voi reagisse davanti ad una ragazza fischiata il messaggio sarebbe recepito con forza indubbiamente maggiore. Trovo che i problemi andrebbero risolti alla fonte, rieducandoci al rispetto, al conoscerci, ad andare oltre pregiudizi millenari e secoli di usurpazioni per ritrovarci in due, normali ed identici esseri umani.

Dunque, cari uomini,

difendetevi. Nella questione femminile, a perdere è soprattutto la vostra immagine di persone per bene e intelligenti. Cari uomini, se come dicono “avete le palle”, tiratele fuori davvero, non solo per noi, per voi stessi.

 

Grazie,

Valeria

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