Epoca che vai…donna che trovi

La mia migliore amica mi disse entusiasta: “Hai perso peso!”. Subito mi sono sentita soddisfatta, ma poi giudicata. Mi sono chiesta: “ma questa frase è davvero un complimento?” La mia ricerca è cominciata così. Iniziai con il leggere un sondaggio sconvolgente, svolto nel 2012 in Gran Bretagna su un campione di duemila donne e pubblicato sul quotidiano Daily Mail, il quale rivelava che il commento «sei dimagrita» è il complimento più apprezzato dalle donne. Ma quante di queste duemila donne saranno state effettivamente sovrappeso? Quante, piuttosto si sentono inadeguate e sperano che gli altri vedano in loro un miglioramento fisico? Allora mi sono chiesta da quanto tempo la magrezza fa parte dell’ideale di bellezza e per quale motivo.

Ovviamente ogni epoca storica ha il suo peculiare contesto sociale, economico e storico, esattamente come ha il proprio concetto di bellezza femminile. Per secoli il canone di bellezza di una donna era legato alla rappresentazione della ricchezza: una donna ricca non doveva lavorare nei campi per vivere ed appariva quindi formosa ed eburnea.

Ma perché è avvenuta questa rivoluzione dei canoni estetici? La risposta è da ricercare nell’ambito del Novecento, in un periodo tumultuoso ma anche foriero di cambiamenti; a cavallo tra due guerre mondiali, crisi economiche post-belliche, boom economico, importazione di modelli estetici e modaioli made in USA, l’immagine pubblica e privata della donna cambia radicalmente.

Per tutto il XX secolo i canoni di bellezza si alterneranno , dalla garçonne degli anni 20 , passando per la procacità di Marylin, fino alla magrezza esasperata dell’icona della moda Twiggy.



A partire dagli inizi degli anni Novanta si riafferma la magrezza come ideale estetico, si crea un’associazione tra le forme del corpo filiforme ed il cambiamento del ruolo sociale della donna che, da madre e moglie, inizia ad impegnarsi maggiormente nella carriera professionale, alla ricerca del potere economico, dell’indipendenza e del successo.

La bellezza e la magrezza sono diventati ideali socio-culturali, da far necessariamente coesistere in funzione di una rinnovata immagine di successo ed emancipazione femminili.

Nell’immaginare nella nostra mente una donna di successo, dal colorito della pelle alla forma fisica, e’ come se fossimo sempre stati a abituati ad immaginarcele con i canoni estetici contemporanei, esattamente come quando se ci chiedessero di immaginare Babbo Natale, non ci verrebbe di certo in mente l’immagine di un giovane surfista.

L’emancipazione non è finita, seppure i progressi siano stati innegabili, evidentemente la donna si sente inadeguata e la magrezza ambita dalle duemila donne prese a campione nel sondaggio , non è forse l’incarnazione di qualcosa di molto più profondo? Forse si sta ancora lottando per cercare un posto all’interno della società e il modello di massa è forse pensato per essere irrangiugibile? Per darci un qualcosa a cui ambire piuttosto che accettare noi stesse ed i nostri limiti? Come si fa ad accettarci?

Spero che ognuna di queste donne trovi una risposta. La mia è stata iniziare a capire che tu non hai un corpo ma tu sei il tuo corpo, sei le scelte che fai e sei quello che pensi.

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