AVSI, PEOPLE FOR DEVELOPMENT

October 29, 2019

Per questa edizione di Humans of Students, raccontiamo l’avventura vissuta da Sofia, studentessa di giurisprudenza che è uscita dalla sua realtà ed ha toccato con mano una realtà a molti ignota ma gravemente caratteristica di crescenti numeri di popolazione nel mondo, la vita dei rifugiati.

Sofia ha impiegato tre settimane delle sue vacanze estive per lavorare come volontaria presso AVSI in Libano.

 

AVSI, nata nel 1972, è un’organizzazione non profit che realizza progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario in 32 Paesi del mondo, riconosciuta dai Ministeri degli Esteri e accreditata presso l’UNICEF.

Impegnata in 26 insediamenti informali di profughi siriani, Fondazione AVSI realizza progetti di sostegno a numerose famiglie siriane fuggite in Libano a causa della guerra.

Dopo oltre 5 anni di guerra, la crisi è giunta a una seconda fase. Dopo la prima emergenza, la presenza prolungata di oltre un milione di siriani in Libano ha reso necessario ripensare i programmi di aiuto in un’ottica di sviluppo a lungo termine in modo da formare la popolazione che dovrà costruire il paese in futuro, quindi in primis i giovani.

Offrire la possibilità di un lavoro è una delle priorità nei campi di profughi siriani nel sud del Libano.

Molti giovani siriani sono stati inseriti nei corsi di sette scuole agrarie libanesi, con l’obiettivo di formare competenze specializzate e immediatamente utilizzabili nel mondo del lavoro. Quello dell’agricoltura, in particolare, è uno dei settori più importanti dell’economia. L’obiettivo è, inoltre, quello di contribuire al miglioramento del sistema educativo del Libano.

                                                                                                    

Cosa l’ha spinta a partire? Innanzitutto, una forte curiosità per il fenomeno dei flussi migratori, la situazione dei rifugiati, in modo particolare, gode di alcune unicità che, addirittura, la rendono più grave di altre. I rifugiati (nel senso della Refugees Convention del 1951) sono persone che fuggono dai loro paesi, in cui, classicamente, vige una situazione di guerra o, comunque, in cui ha luogo una violazione dei diritti umani.

Per sfuggire a queste criticità, le persone lasciano il paese e talvolta anche condizioni di vita agiata per stanziarsi in veri e propri bacini di accoglienza, in cui vivono in tenda e in maniera avulsa dalla realtà del posto che li ospita.

Nelle sedi libanesi di Jounieh a Marjayoun (a sud del paese, nella zona più soggetta a criticità), vengono accolti circa 2 milioni di profughi siriani, spesso sprovvisti di documenti, di un lavoro e ,per i più piccoli, anche della possibilità di ricevere un’istruzione, questa condizione si protrae anche per anni.

 

Per questo motivo, l’associazione porta avanti svariati progetti, che, in generale, mirano ad accogliere i profughi e garantire loro condizioni buone di vita, a dare lavoro ai capofamiglia, a proteggere donne e bambini e a garantire un’istruzione a questi ultimi.

A questi, i volontari collaborano senza fissità; proprio per la varietà di bisogni che si presentano, il ruolo del volontario si adatta in base alle esigenze del momento, passando dal censimento della popolazione che vive in tenda alla fornitura di cibo e kit di sopravvivenza per i primi giorni di vita dei neonati.

Sofia la definisce la più bella esperienza della sua vita ma, memore della difficile realtà che ha avuto modo di conoscere, sottolinea anche che è normale per un volontario AVSI provare una sensazione di smarrimento di fronte alla mole di lavoro e alla competenza e alla precisione richiesta per portare avanti tutte le attività ma l’associazione gode della collaborazione di organismi internazionali di varia natura e, al fine di preservarne la fiducia, agisce con la massima serietà.

 

AVSI lavora per un mondo in cui la persona, consapevole del suo valore e della sua dignità, sia protagonista dello sviluppo integrale suo e della sua comunità, anche in contesti di crisi ed emergenza, perché è dove i diritti dell’uomo subiscono le più gravi violazioni che bisogna riconoscere agli individui la dignità che li rende umani.

 

 

 

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