Disaster Risk Reduction: metodi di salvezza

November 1, 2019

È sempre strano scoprire cose che non si conoscevano prima. Inizi a chiederti come hai potuto non sentire, neanche di sfuggita, qualcosa che ora ti sembra piuttosto importante e degno di nota. Il grafico qui sotto è strategicamente scelto affinchè ciascuno si ricordi del fatto che c’è sempre tanto da imparare: ‘Meme’ è l’argomento più ricercato su Google negli ultmi 12 mesi, più di mille miliardi di risultati di ricerca in 0.38 secondi. Ma cosa ne sappiamo di Disaster Risk Reduction?

 

 

 

 

Disaster Risk Reduction (DRR) è una approccio sistematico volto al cercare di ridurre, prevenire e prepararsi ai disastri, naturali e non, che quotidianamente scalfiscono il mondo. Purtroppo non è un qualcosa di cui si parla, o di cui si sa, eppure è fondamentale nell’ambito delle relazioni iternazionali.

Nonostante le sue radici risalgano ai primi anni ’70, quando il ‘Club di Roma’ iniziò a sottolineare alcuni punti chiave della nostra società che andavano a scontrarsi con un effettivo sviluppo a livello globale, la DRR nasce ufficialmente solo nel 1991 per mano delle Nazioni Unite.

DRR si basa su tre concetti fondamentali: prevention, mitigation, preparedness. Ma perché questi tre pilastri sarebbero fondamentali e in che relazione sono con lo sviluppo globale sopra menzionato? La storia è più complessa di quanto sembri, il problema nasce con la seconda rivoluzione industriale, quando alcuni Paesi sperimentano una crescita senza precedenti, che possiamo considerare ancora in corso, e ciò crea un enorme distacco con quelle regioni del mondo che non riescono a stare al passo. Eventualmente, i primi segni dell’insostenibilità di questo modello di sviluppo iniziano ad emergere: popolazione esponenzialmente in aumento, sfruttamento incontrollato delle risorse, nessuna preoccupazione per l’ecologia. Il Club di Roma lo sa, ed è difficile credere che siano gli unici. Per questi motivi si tengono una serie di convenzioni negli anni ’90, con un unico scopo: cercare di rimediare. Essendo l’insostenibilità dello sviluppo dei Paesi più potenti ormai manifesta, non è più possibile per coloro che erano rimasti indietro riuscire ad annullare le distanze, non è più eticamente permesso, sono in una trappola da cui non possono uscire. A causa della arretrarezza, più o meno grave, di questi Paesi, gli stessi sono anche i più drammaticamente colpiti da disastri, ed è qui che la DRR entra in gioco, perché purtroppo i disastri sono tali quando la vulnerabilità è alta.

Con ‘prevenzione’ ci si riferisce all’azione volta a proteggere in modo permanente da un disastro, agendo quindi sul pericolo in sé.  Mitigare significa prendere provvedimenti, prima del disastro, per ridurre o eliminare l’impatto dello stesso sulla società o l’ambiente (ridurre la vulnerabilità). Infine, prepararsi all’evento significa essere pronti ad agire, e sapere come farlo adeguatamente, nel momento in cui ce n’è bisogno.

Facciamo un esempio.

San Martin Alao è un piccolo villaggio che si trova a ridosso della confluenza di due fiumi nella zona dell’Amazzonia peruviana. Durante periodi di piogge eccezionali, le acque dei fiumi salgono rapidamente e inondano il villaggio. Nel  2006, grazie a Welthungerhilfe (ex German Agro Action), associazione che lotta per il diritto alla nutrizione, la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG ECHO) finanziò un progetto di training per la gente del posto, attuato in diverse province di San Martin,  per insegnare a fare prevenzione contro i disastri e reagire correttamente in caso di emergenza. Il progetto fu implementato da un’organizzazione locale, ITDG Soluciones Practicas. Dopo una attenta analisi di risk management, furono identificate le varie attività che avrebbero aiutato questa regione in ginocchio a ridurre l’impatto delle esondazioni dovute alle forti piogge, proteggendo così le comunità della regione. In particolare, nel villaggio di San Martin Alao furono sistemati gabbioni spessi 30 metri lungo le rive del fiume, vicino al luogo dove i due fiumi si incontrano, per contenere e reindirizzare le masse d’acqua. L’intera comunità prese parte all’iniziativa, aiutando nella costruzione con i materiali finanziati dal progetto.

 

Questo è un esempio di ciò che si può fare, unendo le forze, per aiutare concretamente. In particolar modo, l’aiuto locale è fondamentale per garantire non solo sostegno nel momento di bisogno, ma anche una formazione per eventuali necessità future, così che siano in grado di cavarsela con le proprie forze. Sembrerà un dettaglio insignificante, mentre in realtà è il punto di partenza per contibuire non solo alla sicurezza, ma anche alla prosperità delle comunità colpite da disastri.

 

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