Cip!

February 14, 2020

L’ultimo disco di Brunori sas è uscito poco tempo fa e chi l’ha ascoltato non lo può negare: è un inno alla gentilezza nello spaccato della quotidianità.

L’emergere dell’umanità in tutti i suoi album è una immensurabile fonte di gioia e di comprensione. La bellezza della vita si esprime dalle note di euforia, all’accompagnamento dell’amore, fino alle malinconiche gocce di tristezza. Già, tristezza, anche quella. Una tristezza non superabile ma vivibile, parte stessa della vita, ricca di contraddizioni. Le vicende più personali e intime sono fuse tra ribellione, riscatto personale e quell’appoggiarsi stanco su strade già spianate. Essere giovani o invecchiare: Brunori canta le conseguenze sentimentali del rinunciare a battersi in un, più che divertente ed ironico, direi tragico mambo reazionario. Ma per fortuna il suo raccontare non si ferma qua. Schierarsi è fondamentale per riconquistare il protagonismo delle propria vita, della libertà di scelta, concetti intrinsechi da indagare, pensare, discutere: difendere. Brunori offre una propria interpretazione dell’adagio ‘restiamo umani’: riconoscersi nell’altra persona. Lo fa regalandoci dolci frasi di una delicatissima attenzione. Mi prenderò cura di lui, per curarmi di me. Mi prenderò cura di lui, per curarmi di te.  In ogni pezzo ci sollecita a trovare il modo, a prenderci la mano e andare oltre. Oltre cosa? Fin dove spaziano i nostri orizzonti? Abbiamo una democrazia che ora si sta impegnando, speriamo, a togliere i decreti sicurezza. Speriamo, ancora speriamo, o ci illudiamo. La democrazia garante del sogno di persone di vivere in pace non racchiude in sé l’incubo di chi cerca di attraversarne i confini? Mi è stato chiesto.  

Non schierarsi è accettare, è scegliere di essere apatici egoisti ben sapendo che l’apatia e l’egoismo sono la base di quella negatività avvolgente che solo umanamente si può contrastare.  Ancora, nelle sue canzoni riconoscersi umani è un punto d’arrivo e di partenza. E forse sì, sembra davvero un miracolo che basta una canzone, una mano, un’amica, in tutto questo dolore, per riconquistare il senso della vita. Riconquistare la vita, rispettarla, rispettarne i tempi e godersela. Se bastano delle cuffiette e una buona playlist per stare bene anche nella frenesia delle odissee mattiniere, immagino come e quanto si stia bene nello stare con persone così ricche, così umane.

Perciò, bene! Dove la decadenza ha raggiunto anche la musica, la trap sessista non è l’unica quadra. Qualcuno da ascoltare c’è, gli inni alla vita ci sono e sono da riscoprire. Scovare e imparare a vedere, ascoltare e giudicare. Infine, lasciarci trasportare da un desiderio energico di essere costruttivamente scettici, per citare un altro grande che merita, e scegliere come crescere, chi diventare.

Essere giovani non è una scusa, ma nemmeno una garanzia. E vedere che degli studenti iraniani dell’11 gennaio, manifestino inizialmente per motivi economici e poi sfidare il sistema teocratico, ci dà coraggio, ci ricorda la tensione umana che quotidianamente emerge, la fame di giustizia e la voglia di cercare.A volte è indubbio che il mondo si divide, sì, capita così. A volte invece si può reagire, e Brunori ce lo ricorda bene. Si può riconoscere l’interezza della nostra specie: l’umanità.    

                                                       

 

 

Students demonstrating at Amir Kabir University, Jan. 11. Photo: Atta Kenare

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