Non senza diritti

March 31, 2020

Entro nel tram con un’amica, un odore nauseabondo pervade il vagone in cui mi trovo, la mia amica me lo fa notare, descrivendo l’aria come calda e consumata. Una donna, vestita di tutto punto, interviene nella nostra conversazione. Specifica la causa del tanfo: la presenza di un senza tetto. Sorrido, mio malgrado, alla signora rimanendo in silenzio per un po’. Mi disturba la soddisfazione con cui prende le distanze dalla realtà della vita ai margini, nella convinzione che è una vita che lei non potrà mai sperimentare.

 

Ho visto da pochi giorni Parasite di Bong Joon-Ho, il quale è riuscito a portare dentro i cinema l’olfatto, uno dei sensi più potenti, che si impone anche sulla vista. In questo film è l’odore il confine invalicabile tra ricchi e poveri, è l’odore che costituisce la barriera che ferma il tentativo di ascesa sociale. È il privilegiato signor Park ad accorgersi che il suo nuovo autista “puzza, è come l’odore di coloro che viaggiano in metropolitana; come la puzza di uno straccio lurido appena bagnato; di un ravanello rancido”. L’odore attraversa ogni cosa e viaggiando si insedia sgradevole o gradevole esso sia, e l’aria ne rimane pregna. È l’ostacolo difficile da superare nel tentativo di occupare, nella gerarchia sociale, un posto che non ci è mai appartenuto. 

 

Milano “ospita” sulle panchine dei suoi parchi, sulle scalinate delle sue stazioni, all’angolo delle sue storiche e imponenti Porte, nei pressi degli sportelli delle sue innumerevoli banche, sulla linea 90 e 91 (le due linee di autobus che circumnavigano la città) circa 2600 persone (dati al 2019). Nella maggior parte dei casi sono persone che hanno perso il lavoro, e sorprese dall’inaspettata precarietà sono finiti in strada, senza una rete familiare pronta a soccorrerle e senza più una casa. A questa causa, che può essere considerata principale in anni di crisi economica, si aggiungono le separazioni coniugali; la perdita del lavoro da parte di soggetti appartenenti ad una categoria di lavoratori stranieri, come le badanti che, spesso, con la morte degli assistiti restano privi anche di dimora e di domicilio.

 

Perdere la casa significa perdere il diritto di residenza e con esso altri diritti fondamentali. Battaglia storica di molte organizzazioni no profit (tra cui a Milano l’associazione Avvocati di Strada) è fare ottenere il diritto alla residenza ai senza dimora  consentendogli di poter godere dei diritti riconosciuti dallo stato sociale, quali l’assistenza sanitaria, il diritto di voto, iscrizione nelle liste di collocamento e il rilascio della carta d’identità. I senza fissa dimora, secondo la legge italiana, godono del diritto di iscrizione all’anagrafe, per questo alcuni comuni hanno istituito una via fittizia per fissarne la residenza. Le vie fittizie, che di fatto non esistono, sono l’unico modalità che permette ai senza tetto di esistere.

 

Facendo volontariato in centri di assistenza ai senza fissa dimora, dagli operatori premurosamente chiamati “Carissimi”, ho imparato che dietro ogni senzatetto c’è un uomo  e di conseguenza una storia. Nell’opera Cardinal Ferrari gli ospiti provengono da ogni parte d’Italia e del mondo, ansiosi di raccontare le loro storie e di essere ascoltati. La memoria è esclusivamente legata ad esperienze della loro “vita precedente”. Quella normale,  quella fatta di esperienze che non vedono l’ora di condividere. Dall’uomo egiziano che mi parla di ogni stupefacente provato nella sua adolescenza, all’uomo colombiano che racconta del fallimento dei suoi ideali rivoluzionari. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È quando riusciamo ad oltrepassare il confine di quell’odore, così come la pigrizia che a volte ci prende nell’intraprendere la lettura di un libro di racconti, che un universo sconosciuto e inaspettato si manifesta a noi nella sua unicità.

 

 

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